Successo del convegno “Il tempo lento della qualità” sui primi 30 anni di Vigne Vecchie

Grande successo della storica verticale organizzata, sabato 2 settembre, dalla Cantina Vinchio – Vaglio Serra, in una giornata interamente dedicata al suo miglior vino.
 
Unanime il riconoscimento giunto al termine della degustazione di etichette storiche della Barbera d’Asti ‘Vigne Vecchie’. Nove annate degustate in grado di ripercorrere una storia trentennale, dal 1987 ad oggi, tutte accomunate da una stupefacente longevità.

È questa la caratteristica evidenziata da giornalisti nazionali ed internazionali nella successiva conferenza svoltasi davanti ad un selezionato pubblico.

“Oltre alla grande soddisfazione per i risultati della degustazione – afferma il Presidente della Cantina Lorenzo Giordano – questa giornata è stata importante poiché ci ha offerto fondamentali spunti di riflessione. Il grande panel di giornalisti presenti, oltre a certificare la qualità del nostro vino, la sua grande longevità e le sue potenzialità, ci ha consentito anche di analizzare i principali mercati a cui il nostro Vigne Vecchie si rivolge”.

Unanime il pensiero dei curatori delle guide presenti, Antonio Paolini, Gianni Fabrizio e Paolo Massobrio, sulla longevità del ‘Vigne Vecchie’: “Le annate oggi in degustazione hanno mostrato una grande versatilità ed una indiscutibile attitudine all’invecchiamento. È giunto il momento di considerare la Barbera d’Asti alla stregua dei principali vini italiani. Grande è dunque la versatilità di questo vino, in grado di collocarsi nel novero dei principali vitigni”.

Opinione questa condivisa anche da Alfonso Cevola, curatore del blog On the Wine Trail in Italy e grande conoscitore del mercato statunitense.

“Oltre ad essere personalmente entusiasta di questa degustazione, ritengo che ‘Vigne Vecchie’ possa diventare un brand vincente nel mercato americano. La grande bevibilità e piacevolezza della barbera d’Asti, si sposano perfettamente con le attese dei wine lovers statunitensi, sempre più alla ricerca di esperienze organolettiche alternative”.