Letture

ALLA BIBLIOTECA MONTICONE ALICE BASSO PRESENTA IL SUO ULTIMO ROMANZO

Alice Basso è ormai una certezza per librai e lettori. Dopo aver venduto oltre mezzo milione di copie, torna in libreria – a grande richiesta – con una nuova storia dedicata ad Atena Ferraris.

Domenica 1° febbraio 2026, alle ore 17, la Biblioteca Monticone di Canelli è onorata di ospitare la scrittrice e una delle prime presentazioni nazionali del suo ultimo romanzo “Le ottanta domande di Atena Ferraris” pubblicato da Garzanti.
Il libro, che uscirà il 28 gennaio 2026, propone una nuova avventura della protagonista Atena Ferraris, un personaggio brillante, fuori dagli schemi, speciale, conosciuto e subito amato dal pubblico nel precedente romanzo di Alice Basso: “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”.

Atena Ferraris ha trent’anni, vive a Torino, ha una vita molto organizzata, una passione per l’enigmistica ed è neuro divergente: la sua mente segue percorsi particolari e originali: ciò che per molti è scontato e spontaneo per lei non lo è, e viceversa. Eppure, Atena assomiglia un po’ a ognuno di noi, con le sue fragilità e una forza che spesso ignoriamo di avere.
Dal romanzo leggiamo: “Avere tante domande senza risposta non è mica semplice. Parola di Atena Ferraris, che sarei io. Mio fratello Febo dice che si vive lo stesso, ma non sono d’accordo. A essere sincera, cercare soluzioni logiche a tutto per me è istintivo. (…) Lavoro a casa, da sola, per non sostare in mezzo alla gente. Eppure, (…) ho persino trovato un ragazzo che vuole conoscermi e nuove amiche.

Adesso una di loro, Elisa, ha bisogno di me per risolvere il mistero di una lettera minatoria. (…) Tutti hanno fiducia nelle mie capacità, perché sono molto brava a risolvere i problemi altrui. Da quando esco di casa più spesso, però, (…) mi faccio un sacco di domande su me stessa. E non mi piace per nulla. Non so se voglio davvero capire chi sono, perché ogni risposta potrebbe appiccicarmi addosso un’etichetta, e le etichette ti chiudono in una scatola.”

Con il suo stile inconfondibile, ironico e raffinato, Alice Basso torna a sorprendere e a far riflettere e ci insegna ad avere pazienza, perché una soluzione si trova sempre, anche quando le domande sembrano troppe.
Durante l’incontro l’autrice dialogherà con Lara Martini, formatrice e divulgatrice letteraria.
Partecipare a questa presentazione è un vero dono che possiamo fare a noi stessi; vi aspettiamo numerosi, nella sala Enzo Aliberti della Biblioteca Monticone, in via G.B. Giuliani 29, a Canelli.

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band.

Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.
Per Garzanti ha pubblicato la serie della ghostwriter Vani Sarca: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018) e Un caso speciale per la ghostwriter (2019), oltre ai racconti: La ghostwriter di Babbo Natale (2017) e Nascita di una ghostwriter (2018).
Con Il morso della vipera (2020), Il grido della rosa (2021) e Una stella senza luce (2022) ha inaugurato una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta.

Con “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” (2025) infine, l’autrice ha dato vita a un nuovo ciclo narrativo, nuovamente con una protagonista femminile, già amatissima dal pubblico.

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GIANNA MENABREAZ E IL SUO “VIAGGIO AL MUSEO DEI FRATELLI CERVI”
Approssimandosi il “Giorno della Memoria”, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani, riportiamo un brano dell’autrice canellese Gianna Menabreaz, dal titolo “Viaggio al Museo dei fratelli Cervi” dove è ricordata la fucilazione dei sette fratelli Cervi ad opera di fascisti. Vittime gli uni e gli altri di ideologie liberticide.
“Da tanti anni conoscevo la triste storia della famiglia Cervi e il 3 maggio scorso ho avuto la possibilità di recarmi in quei luoghi dell’Emilia dove è accaduta la tragedia della fucilazione dei sette fratelli avvenuta da parte dei fascisti nel 1944. Al tempo, per contrastare la dittatura, i giovani erano entrati nella resistenza versando il loro sangue.
Di questi martiri non dobbiamo ricordarci solo il 25 aprile, il 15 giugno per quelli del Falchetto e la prima settimana di luglio per commemorare i 330 dei Caffi, ma ogni giorno dell’anno per ringraziarli di poter vivere in libertà, giustizia e pace.
Nella casa museo di Campegine tutto è rimasto come allora nelle cascine dove avvennero le lotte dei figli dei contadini. Ovunque sono rimasti i vecchi strumenti dei braccianti e gli attrezzi che hanno dato l’impressione di vederli lavorare a testa bassa, per miseri raccolti, con tanti sacrifici, il sudore è ancora presente su quegli utensili.
Ci si sentiva circondati da quelle presenze che hanno scritto la storia ma soprattutto mi appariva il volto di Alcide stampato sulle vecchie fotografie che ho sempre paragonato al volto di Cristo sulla Croce per la sofferenza indicibile che le sue rughe mostrano.
Nel grande cortile della cascina, circondato da grandi querce, sorge la fontana con le vasche di cemento dove si abbeveravano le bestie e tutto parve animarsi della vita di prima e di quella che era continuata col nonno, i suoi undici nipoti e le quattro nuore.
La storia dei Cervi era iniziata col matrimonio di Alcide con Genoveffa e la nascita dei nove figli di cui sette maschi. I ragazzi, crescendo, avevano sentito la gran volontà di migliorare il tenore di quelle vite misere mettendo in discussione il modo atavico di sottostare alla volontà di padroni prepotenti.
Ogni anno a San Martino questi mezzadri dovevano raccogliere le poche povere masserizie per trovare un altro luogo dove avrebbero trovato gli stessi abusi. Aldo fu il primo a ribellarsi e a pensare di affittare una cascina per svolgere i lavori a loro modo, prendendo esempio dai libri che aveva preso a leggere.
La prima sostenitrice era stata sua madre e in seguito tutti gli altri. Con i primi risparmi aveva comprato un trattore, ancora oggi è posteggiato nell’androne della cascina, e un mappamondo per conoscere i paesi del mondo.
Quando l’andamento dei profitti era migliorato lo avevano potuto aiutare anche gli altri contadini e riuscirono a portare nel paese una biblioteca affinché tutti potessero imparare le cose che avrebbero dovuto studiare scuola.
Tutte queste migliorie non passarono inosservate al segretario politico ma nel mentre erano incominciate le persecuzioni fasciste che li aveva portati alla fucilazione alla cui notizia Genoveffa era morta di dolore.
Alcide come quella vecchia quercia, non aveva potuto arrendersi e, stretti i denti, aveva allevato con gli stessi valori gli undici nipoti, sorretto dalle quattro nuore.
Verso la fine della visita è venuta a darci un saluto la figlia di Agostino, una donna semplice che si pensava avesse avuto un’infanzia triste, ci ha raccontato, invece, che il nonno aveva protetto i suoi nipoti non facendoli mai sfiorare dai dolori e dall’odio. Solo da grandi avevano capito di essere figli di eroi dalle tante testimonianze che avevano ricevuto.
Al pomeriggio siamo andati nel cimitero dove sorge la loro tomba monumentale in cui non mancano mai mazzi di garofani rossi freschi.
Di fronte a quelle tombe ho provato lo steso dolore muto che mi ha segnato davanti ai morti di Mauthausen. È nostro dovere, onorare tutte quelle vittime di una guerra sciagurata, difendere la nostra Costituzione affinché libertà, giustizia e pace siano difese in modo che la nostra gioventù non debba mai difenderla col proprio sangue.”
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Plozia rivive nei “CENTO GIORNI” di Annamaria Tosti

Domenica 14 dicembre, alle ore 17, la Biblioteca Civica G. Monticone di Canelli ospiterà la prof.ssa Annamaria Tosti che presenterà il romanzo: “CENTO GIORNI, Plozia giovane sposa nella Canelli dell’impero”.A volte basta un frammento di pietra per far riemergere un mondo intero. Una lapide funeraria, una lastra consumata dal tempo, ha riportato alla luce un nome: Plozia, una bambina vissuta nel I secolo dopo Cristo. Un nome che non voleva più restare in silenzio.

Da quell’incontro inatteso nasce il romanzo di Annamaria Tosti, un racconto che unisce ricerca storica e intuizione narrativa per restituire vita e respiro a una piccola esistenza dimenticata.Chi era Plozia? Quali sogni, paure e speranze abitavano il suo cuore? L’autrice ha provato a immaginarne i giorni, gli affetti, le paure e le luci, collocandoli nella Canelli romana, tra strade che oggi non esistono più, ma che hanno lasciato impronte sottili nel nostro presente.

“Cento giorni” è un viaggio emotivo prima ancora che storico: un intreccio di suggestioni, reperti, ipotesi e sentimenti che tenta di colmare lo spazio vuoto lasciato dal tempo. È la storia di ciò che poteva essere, di una bambina che attraverso il racconto torna a vivere, a camminare, a farsi ascoltare.

L’autrice dialogando con la prof.ssa Elena Capra, presidente della Biblioteca Monticone, spiegherà il percorso che l’ha condotta dalla scoperta della lastra al desiderio profondo di ricostruire un racconto verosimile, radicato nella storia, ma capace di toccare il cuore.

L’appuntamento a ingresso libero è a Canelli, presso i locali della Biblioteca Monticone, in via G.B. Giuliani 29. Aspettiamo un numeroso pubblico perché Plozia è parte della storia di Canelli, e perché ricordare un nome significa trattenere un’essenza: custodire ciò che siamo stati, per capire meglio ciò che siamo.

Annamaria Tosti è nata a Canelli, la città dove vive e insegna discipline umanistiche. Da sempre intreccia la sua esperienza educativa con la creatività, firmando racconti per ragazzi e testi teatrali.Assessore alla Cultura e allo Sport, promuove con passione progetti che valorizzano il territorio e sostengono la partecipazione di tutti.

Crede profondamente nell’inclusione e nella crescita, intese come percorsi condivisi attraverso cui la comunità può esprimere i propri talenti e costruire nuove opportunità.Appassionata di scacchi e ideatrice di numerosi laboratori per bambini e ragazzi – dal teatro alla scrittura creativa – organizza attività in cui ciascuno possa trovare il proprio spazio e sviluppare le proprie capacità.

Amante delle storie e delle rievocazioni storiche, prende parte con entusiasmo alle manifestazioni locali dedicate all’epoca romana e medievale, dal Palio agli eventi sull’assedio. Sui social è divulgatrice attenta e coinvolgente della storia locale, che racconta con linguaggio chiaro e inclusivo, capace di avvicinare il passato a tutto il pubblico.