I sindaci del Sud Astigiano tentano di scongiurare la chiusura dell’ospedale di Nizza

Ospedale-Nizza-Valle-BelboVenti sindaci del Sud della provincia astigiana si sono riuniti, venerdì 15 luglio, a Nizza Monferrato per evitare che, entro il 31 dicembre 2016, l’ospedale Santo Spirito di Nizza Monferrato cessi i suoi servizi sul territorio.

Il sindaco di Canelli Marco Gabusi: «C’è nero su bianco in diversi documenti ufficiali. E la Regione deve dirci ancora che cosa intende fare con il cantiere del Valle Belbo. Il Sud Astigiano non può restare anche solo qualche mese senza un presidio sanitario. Ad oggi si parla di chiudere reparti strategici come Medicina. Questo vuol dire togliere ossigeno ad un ospedale in lenta agonia».  

Il neo sindaco di Nizza Monferrato, Simone Nosenzo, commenta: «I servizi sanitari nicesi sono un bene primario per tutto il territorio e non solo un “privilegio” di questa città».  

Quindici mesi fa l’Asl di Asti chiudeva il cantiere del Valle Belbo con tante discussioni sull’opera del «contenitore» e dei servizi dei contenuti.

Per finire l’ospedale, iniziato nel 2008, servirebbero 28 milioni di euro. Dieci milioni arriverebbero dall’Asl e gli altri 18 milioni potrebbero arrivare, probabilmente da una coop che ne vorrebbe la gestione per un minimo di 20 anni.

«Serve una volta per tutte chiarezza – ha aggiunto Nosenzo – Sono anni che si parla per annunci, ma le cose restano tali e quali».  Un cantiere fermo, ad accezione delle opere accessorie, un documento sui contenuti sanitari che dovrebbe essere già sulla scrivania dell’assessore alla Sanità Saitta ed un ruolo dei medici di base nella gestione di reparti ed emergenze che non convince i primi cittadini.   

Se il Santo Spirito dovesse trasformarsi in una «casa della salute» (che a Nizza è già operativa) con annesso punto di primo intervento, «la sanità astigiana perderebbe molta della sua funzione sociale – aggiunge Gigi Gallareto, presidente del Cisa Asti Sud ed assessore di Monastero Bormida -. In questo pezzo di Piemonte vivono molti anziani soli. La loro tranquillità si regge sulle spalle di un punto di primo intervento come quello di Nizza dove, con qualche ora di ricovero, si risolve un problema d’asma o una banale disidratazione».

Qualora questi pazienti finissero al pronto soccorso del Massaja, Gallareto teme che non solo si congestionerebbe il reparto emergenze «ma si minerebbe la serenità di gran parte della popolazione anziana». In merito, i 20 sindaci, più i consiglieri di minoranza di Nizza, hanno redatto un documento condiviso da inviare all’Asl e all’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta.  

«Chiediamo una visita al Valle Belbo per capire in che condizioni è il cantiere chiuso 15 mesi fa» – evidenzia Nosenzo. La seconda richiesta è un accesso agli atti, una copia di tutte le delibere, regionali ed Asl, sui contenuti e specialità del presidio della Valle Belbo. Altra priorità è sui tempi di realizzazione e di apertura dell’ospedale.   

Nel documento tre considerazioni condivise all’unanimità dagli amministratori locali: i rischi per i servizi al Cardinal Massaja in caso di chiusura del Santo Spirito; le ricadute sociali sulla popolazione della Valle Belbo senza una struttura ospedaliera ed i servizi a cui un territorio come il Sud Astigiano non può rinunciare. 

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