SosDiabete Fand Asti e Provincia: “tutelare chi soffre”

Ezio Labaguer, presidente di SosDiabete Fand Asti e Provincia, Consociata Fand Nazionale, affida ad un comunicato la sua preoccupazione per il futuro prossimo della diabetologia astigiana: «La teoria dell’ineluttabilità della Regione Piemonte e la vita delle persone con diabete. Il nuovo riassetto ospedaliero piemontese, quale servizio sarà in grado di fornire ai diabetici?

SOS Diabete Fand, che è un’associazione attiva da più di un decennio nell’astigiano promotrice di eventi e portavoce di tutti i cittadini con diabete, è fortemente preoccupata per la ricaduta negativa che le decisioni intraprese dalla Regione avranno sulla cura e la prevenzione delle complicanze del diabete (piede diabetico, retinopatia, nefrologia) e la gestione del diabete in gravidanza.

SOS Diabete Asti e le altre associazioni del Piemonte hanno incontrato recentemente l’assessore Saitta per avere risposte concrete in tal senso. La Regione attraverso i suoi rappresentanti continua a ripetere che la scelta di razionalizzare il comparto ospedaliero è ineluttabile come la soppressione della Struttura Operativa Complessa della Diabetologia dell’ASL di Asti, ma cosa avverrà dopo che i cambiamenti previsti saranno attuati?

Quali servizi saranno ancora erogati e in che modo? E poi dove?
Quello che ci chiediamo è come la teoria dell’ineluttabilità promossa dall’assessore si propone di rispondere ai bisogni delle oltre 14000 persone con diabete che sono afferite sino ad oggi alla SOC di Diabetologia dell’ASL di Asti, diretta ineccepibilmente dal dott. Luigi Gentile con il suo team medico ed infermieristico.

Il centro diretto dal dott. Gentile da molti anni ormai si occupa capillarmente delle malattie metaboliche dei residenti nel territorio dell’ASL di Asti dalla fase “stabile”, gestita in coordinamento con i medici di famiglia, alla gestione dei pazienti più fragili come gli anziani e gli adoloscenti che fanno uso di microinfusori, al trattamento delle complicanze gravi purtroppo assai frequenti.

La soppressione della struttura potrebbe privare di questa fondamentale assistenza i pazienti che sino ad oggi si sono a lei affidati.
Il timore delle persone con diabete ed il loro disorientamento appare quindi assai fondato.

Ci chiediamo chi si occuperà delle nostre problematiche cliniche di una certa severità e quelle organizzative che da esse derivano.
Inoltre sembra che la regione voglia gestirne una parte di esse sul territorio, ci piacerebbe allora comprendere come sarà gestita a quel livello la patologia.
Aumenterà il carico di lavoro ai medici di famiglia e ai pediatri di base? Saranno in grado di far fronte anche a questi ulteriori bisogni? Quale sarà la qualità del servizio reso visto che gli attuali carichi di lavoro risultano per loro già assai gravosi?

Cosa dire sulle ricadute che quest’attività avrà anche sulla gestione dei casi di ipoglicemie gravi, delle forti lesioni agli arti inferiori che richiederanno un ricovero ospedaliero, consideriamo che non tutti sono autonomi o hanno chi li aiuta, raggiungere ospedali a decine di chilometri di distanza non è una cosa semplice per i pazienti fragili, è facile intuire che il pronto soccorso si troverà ad affrontare sicuramente un carico di lavoro maggiore che prima veniva prevenuto e gestiro dalla struttura del dott. Gentile.
Non dimentichiamoci poi l’importante ruolo “culturale” ricoperto dal centro di Asti, lo smantellamento della struttura potrebbe privare le persone con diabete dell’ attività di educazione terapeutica e di consultazione psicologica indispensabili al percorso di cura proprio per il ruolo fondamentale che esse ricoprono nella comprensione e realizzazione dei trattamenti.

Viste queste premesse chiediamo agli amministratori locali e regionali di riflettere attentamente sulle loro scelte, di considerare con la massima attenzione l’impatto che esse avranno sulla salute della gente e di tenere in considerazione che le associazioni come SOS Diabete Asti vigileranno assiduamente sull’evolversi della situazione astigiana in particolare e piemontese, riservandosi di intraprendere tutte le misure necessarie per tutelare chi soffre.»

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