ISRAT, il Giorno della Memoria secondo i bambini

Gli adulti non dimenticano e i bambini imparano presto a coltivare il ricordo: è il segno lasciato, anche nell’Astigiano, dalle celebrazioni per la Giornata della Memoria.

Alta la partecipazione alle iniziative in città e in provincia, ricche di testimonianze quelle promosse dall’Israt con Comuni e associazioni. Pubblico commosso, ieri allo Spazio Kor, per la proiezione del docufilm “Otto Frank, padre di Anna” e molti applausi per “Triangoli Rossi” che il Teatro degli Acerbi ha portato in scena a Castello d’Annone e a Costigliole (da stamattina a mercoledì ad Asti per le scuole), entrando nelle vite dei deportati politici astigiani.

Scuole protagoniste al Teatro Alfieri come a Canelli, Villanova e Mongardino, dove i ragazzi hanno accostato i razzismi di ieri a quelli di oggi. “Le loro riflessioni incoraggiano il nostro lavoro quotidiano e a immaginare nuovi progetti tra i giovani”, la riflessione dell’Israt.

A Mongardino Comune e Biblioteca Civica hanno voluto organizzare un evento particolare per i bambini della scuola primaria, cui si sono aggiunti anche alcuni alunni della media di Montegrosso. Sotto la regia della ricercatrice dell’Israt Nicoletta Fasano, i ragazzini si sono interrogati su che cosa significa essere diversi: ieri per i bambini ebrei, oggi per i migranti. A quelle storie così grandi ne hanno accostata una più vicina a loro: “Anche il brutto anatroccolo si sentiva escluso”.

E hanno voluto immaginare un mondo differente, superando il bianco e nero delle divise dei prigionieri nei campi di concentramento e immaginando la bellezza della libertà spesa bene: “Una volta c’erano solo colori scuri, oggi solo colori belli”.

Sui fogli da disegno hanno trasformato il negativo in positivo, l’immagine del filo spinato in sorprendenti desideri di pace: ecco cuori e stelle colorate danzare sulle reti metalliche, che sostengono anche case colorate in cui si intravede serenità, gambi di fiori gentili moltiplicarsi dalle spine, sorprendenti arcobaleni sovrastare i confini elettrificati dei campi di concentramento.

Ci vuole fantasia. E così il filo spinato attorcigliato diventa un particolare della chioma di un albero in cui racchiudere la parola pace e dentro alle matasse metalliche di inquietante memoria luccicano molti punti di differenti colori, perché “anche se siamo diversi vogliamo stare insieme”.

Ma le crudeltà non si dimenticano e così il filo spinato gocciola sangue e il monito dei ragazzini è: “Non ripetere mai cosa è successo nella seconda guerra mondiale”.

Nei disegni anche la consapevolezza che il razzismo non è solo nei capitoli dei libri di scuola, ma in questo nostro tempo, che a volte le storie si mescolano. I pennarelli lasciano sul foglio tre bambini sorridenti dietro allo striscione più grande del mondo: “Nessuno è diverso dagli altri, nessuno porta malattie. Chi ha rinchiuso gli ebrei nei campi di concentramento è stupido”.

Per volere del sindaco Barbara Baino e dell’assessore Sara Zoppi, responsabile della Biblioteca Civica, una parte dei disegni andrà a ingentilire le pareti della scuola e un’altra resterà nel centro di lettura per contaminare più luoghi con le parole che valgono: libertà, pace, diversità, uguaglianza.

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