Ciclismo: due astigiani al primo Giro d’Italia nel 1909. Cuniolo vivnse una tappa

Venerdì 29 maggio Asti avrebbe dovuto ospitare la terzultima tappa del Giro d’Italia, edizione 103. L’evento è saltato a causa del coronavirus e speriamo almeno di vederlo in ottobre, sempre con l’arrivo di fronte al Palazzo della Provincia.
In questi giorni è bello ricordare l’astigiano Giovanni Gerbi, classe 1885, detto “piciot” e il meno conosciuto Alberto Petrino, classe 1886 di Cocconato, che parteciparono al primo Giro d’Italia, nel 1909, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, la “rosea”, al quale aderirono 127 su 166 iscritti.

Le 8 tappe si disputarono dal 13 al 30 maggio per complessivi 2448 km. Migliaia di persone passarono la notte della vigilia all’aperto, in viale Monza, osservate a vista da un vero esercito di guardie e di carabinieri a piedi e a cavallo.
I temerari partirono alle 2h 53’ per Bologna, una tappa di ben 397 km che sarà vinta in volata da Dario Beni seguito da 97 colleghi.

Molte furono la cadute, fra cui quella che coinvolse Gerbi, uno dei grandi favoriti, che impiegherà tre ore per rimettere in sesto la bicicletta e arriverà al 89 esimo posto, mentre Petit Breton si lussò una spalla e fu costretto al ritiro. La seconda tappa da Bologna a Chieti di km 375, venne vinta dal tortonese Giovanni Cuniolo, con Gerbi nono e Petrino 18 esimo, mentre 4 corridori furono squalificati per aver preso il treno per un pezzo del percorso.

Cuniolo, classe 1884, fu professionista dal 1904. È ricordato per la rivalità con Giovanni Gerbi e fu soprannonominato Manina a causa delle sue mani di notevoli dimensioni.
Nella terza tappa di km 243, con arrivo a Napoli, il vincitore fu Giovanni Rossignoli, quinto Gerbi.

Petrino forò tre volte e poi cadde, ma la voglia di concludere la tappa lo rimise in sella e arrivò al 24 esimo posto a 45 minuti.
La quarta tappa finì a Roma dopo 228 km e fu vinta dal varesino Luigi Ganna, con Gerbi decimo. Ganna arriverà poi anche primo a Firenze dopo 346 km e Gerbi si piazzò ventunesimo. Nella sesta tappa, terminata a Genova e vinta da Rossignoli, Gerbi finì il giro per ritiro, mentre Petrino salì al decimo posto in classifica.

Nella tappa successiva, con arrivo a Torino dopo 358 km, dopo aver passato Ceva, Mondovì, Cuneo, Saluzzo e Pinerolo, Ganna arrivò primo davanti a Rossignoli. Petrino fu ottavo a 50 minuti. Il giorno dopo, i 49 corridori superstiti giunsero a Milano con Beni vincitore di tappa.

La classifica finale vide Ganna vincitore con 25 punti prima di Galetti (27 punti) e Rossignoli (40 punti). Petrino con 141 punti fu undicesimo e terzo nel premio Xolber riservato ai ciclisti con biciclette con pneumatici smontabili. Petrino, che oltre ad essere un discreto corridore su strada era anche valido in pista, sposerà Niviglia Rivolta da cui avrà nel 1915 una figlia, Ermelinda, è richiamato alle armi durante la prima guerra mondiale, nel corpo dei Bersaglieri e sarà promosso al grado di sergente maggiore per meriti di guerra.

Muore improvvisamente, a soli 33 anni, nel gennaio 1919 di “spagnola”, la terribile pandemia che provocò il decesso di 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa 2 miliardi.
P. C.

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