La 4ª C del Pellati condivide con Carl Sagan “La Terra è un piccolissimo palco”

La classe 4ªC Istituto “N. Pellati” di Canelli, dopo aver preso parte al progetto sulle ultime scoperte della scienza, con la presenza degli scienziati del Cern, prosegue a completare gli interessi, in particolare sul mondo del filmato, seguita dal prof. Paolo Bobbio.

Dalle “fortunate” alunne della 4ªC Istituto “N. Pellati” di Canelli, riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto segue.
«Alle interviste dei nostri personaggi, aggiungiamo documentari esplicativi e animazioni per chiarire i concetti esposti che, benché semplificati per noi dagli scienziati, rimangono comunque di non facile comprensione.

La prima parte sul mondo del filmato è già terminata, ma i lavori continuano con nostra grande partecipazione. L’ultima parte del lavoro implicherà la scelta finale degli argomenti da trattare, che permetterà di avere un film più fruibile, mentre le restanti parti costituiranno un archivio utilizzabile dai più interessati.

Vorremmo terminare con alcune considerazioni dello scienziato e divulgatore Carl Sagan.
“Pale Blue Dot” (pallido puntino azzurro), è una foto scattata dalla sonda Voyager 1 nel 1990 a 6 miliardi di km dalla Terra.

Lo scienziato Sagan, impressionato da quell’insignificante pallino blu, scrive: « Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino.

È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita.

L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole.

La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino.

Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio.

Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida.
Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico.

Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.

Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.

Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto» [Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space, 1994]
Ylenia Sileo e Federica Abbate e allievi della classe 4ª CT del “Pellati” di Canelli».

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