Gabusi non gradisce il centro profughi di Castello d’Annone

Marco Gabusi, presidente della Provincia di Asti, interviene con un comunicato su alcune questioni che ormai da qualche anno hanno richiamato e continuano a richiamare l’attenzione di politici e amministratori:

GABUSI MARCO 2010“Sono ormai 6 mesi che, con i miei colleghi consiglieri provinciali, mi trovo a governare l’ente Provincia di Asti e a combattere su più fronti, affinché questo territorio non venga totalmente depredato di servizi essenziali e di risorse, per poter continuare a garantire i diritti fondamentali degli astigiani.

Lo facciamo con grande impegno e volontà, in piena collaborazione con la città capoluogo e con i rappresentati delle istituzioni regionali.
Ora siamo arrivati ad un punto cruciale per la nostra Provincia e per il suo futuro: fra pochi mesi potrebbe essere stravolto l’assetto dei servizi istituzionali presenti nel capoluogo a causa di una serie di disposizioni regionali e nazionali che tendono ad “accorpare” il nostro territorio con quello alessandrino.

Questo sembra essere un percorso ormai irreversibile ed è la costante che emerge a tutti i tavoli di lavoro su cui ci si confronta.
Ritengo che siano da apprezzare le riorganizzazioni volte a un maggior efficientamento della macchina pubblica, ma al tempo stesso credo che sia necessario adottare un metodo di lavoro che tenga conto delle esigenze dei territori e del pensiero dei diversi enti istituzionali. Gli atti amministrativi devono rappresentare la coerente conseguenza di processi decisionali politici, altrimenti si rischia di creare disagi pesanti ai cittadini e di alimentare una confusione che non giova a nessuno.

Nell’autunno ci siamo sentiti dire che l’ospedale Cardinal Massaia, presidio ospedaliero, non avrebbe più potuto essere considerato il presidio sanitario di riferimento, perché la scelta era stata quella di privilegiare Alessandria, che tra l’altro ha una struttura molto più vetusta della nostra. Nella primavera ci è stato comunicato l’abbandono del progetto dell’Ospedale Valle Belbo, a completamento della strategia di ridimensionamento dei servizi sanitari nell’Astigiano.

Ora la Regione Piemonte vorrebbe accorpare diversi servizi provinciali con quelli di Alessandria, informazioni ufficiose – anche se al momento non confermate – danno per imminente la chiusura della Prefettura di Asti. In questo quadro immaginiamo che, di conseguenza, tutte le sedi provinciali delle Forze dell’Ordine siano destinate a compiere lo stesso percorso verso il capoluogo alessandrino.

Se Regione e Governo daranno attuazione a questo progetto di riordino, la Provincia di Alessandria, per una serie di motivi che forse per campanilismo ci sfuggono, sarà ritenuta maggiormente meritevole e quindi lì verranno accentrati i servizi pubblici di maggior rilevanza.

Quella però che, proprio in questo contesto, sembra ancora più una beffa è che nella provincia di Asti la caserma dell’aeronautica di Castello D’Annone sia stata individuata come unico “centro di smistamento” regionale (dopo Settimo Torinese) per i profughi. La struttura, nelle prossime settimane, dovrebbe ospitare circa 250 persone che si sono affacciate sul nostro territorio nazionale in condizioni di disperazione alla ricerca di un futuro migliore.

Avrei molto da dire sulle ricadute di questa scelta in materia di ordine pubblico, soprattutto dopo gli episodi dei mesi scorsi, ma non è l’argomento su cui voglio focalizzare l’attenzione in questo momento. Ciò che ritengo inaccettabile è che le scelte di programmazione dei livelli istituzionali regionali e nazionali per la Provincia di Asti prevedano la soppressione di quasi tutti i servizi e che l’unica novità sia il centro profughi di Castello d’Annone.

Se queste scelte verranno confermate, chi se ne assume la responsabilità ha il dovere politico di venire a spiegare alle istituzioni locali, ma soprattutto ai nostri concittadini, ai nostri imprenditori e alle nostre comunità che siamo considerati una periferia e che, come avviene in tutte le periferie degradate, qui si devono allocare i servizi “scomodi” per i centri urbani”.

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