Raccolta fondi per il restauro della lapide del 1266 sul campanile del Duomo

17%20marzo%2015Il campanile primitivo della Cattedrale di Asti, in tempi antichi, subì un crollo pressoché totale, ma fu ben presto ricostruito. Alla conclusione dei lavori, nel lontanissimo 1266, fu murata una lapide alla base della torre campanaria, che ancora oggi testimonia la ricostruzione del campanile grazie all’intervento di un “devotus Ghigo”. 

Trascritta da Giuseppe Stefano Incisa, è anche stata riportata da Gaspare Bosio: “HOC OPUS EGREGIUM DEVOTUS GHIGO REFECIT / IUNIUS INTRABAT SEXTO QUO TEMPORE CEPIT / UNDECIES SENI CURREBANT MILLE DUCENTI / PRESULE CUNRADO CATHEDRA TUNC ASTE SEDENTI” (Questa opera monumentale l’ha rifatta il devoto Ghigo. Era appena iniziato il mese di giugno quando si incominciò mentre correva l’anno 1266. Allorchè sedeva sulla cattedra di Asti il vescovo Corrado).

Ormai da molto tempo quell’iscrizione latina – che, posta sotto le due meridiane, con esse attira anche l’attenzione dei turisti – è pressoché illeggibile. La Società di Studi Astesi e l’associazione culturale di volontariato Tempi di Fraternità, entrambe onlus, sono intenzionate a recuperare la fruibilità di quella lapide ed a dedicare l’iniziativa ad alcuni personaggi astigiani che hanno intrapreso, ciascuno secondo il proprio genio, la via della ricerca storica: don Alfredo Bianco (di cui quest’anno ricorrono i 50 anni dalla morte), Lodovico Vergano (a cent’anni dalla nascita), Elio Arleri, Renato Bordone, Italo Currado, Aris D’Anelli, Fabrizio Gagliardi, Bruno Vergano, tutti recentemente scomparsi. La Diocesi, proprietaria del monumento, ha già ottenuto il benestare della Soprintendenza e individuato nel Laboratorio Nicola di Aramengo le competenze necessarie a realizzare il restauro entro il prossimo settembre. Il costo del restauro è di 5000 euro, di cui 1500 già stanziati dalla Regione Piemonte.

Occorre quindi mettere insieme 3500 euro e da questo momento le due associazioni lanciano un appello alla sensibilità dei loro soci, degli amici e dei cittadini che vogliono contribuire. Anche solo una modesta somma di 20 o 30 euro – ma ovviamente è meglio se sono 50 o 100 euro, o più ancora – servirà a concretizzare il progetto di restauro della lapide.

Chi intende aderire alla sottoscrizione potrà farlo in occasione dei prossimi appuntamenti della Società di Studi Astesi o rivolgendosi direttamente a: Emanuele Bruzzone (338-93.20.875) – Gian Monaca (0141-21.66.42 – 346-985.92.92 ) – Pippo Sacco ( 0141-59.99.88 – 338-205.45.75).

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