E’ morto l’imprenditore, amante della cultura e filantropo, Luigiterzo Bosca

BOSCA LUIGITERZO 2012Lunedì mattina 23 giugno, è improvvisamente morto, forse per arresto cardiocircolatorio,  nella sua abitazione di via Alfieri, a Canelli, il dott. Luigiterzo Bosca (Beppe per gli amici), presidente onorario dell’azienda fondata dal trisavolo Pietro. Il funerale sarà celebrato mercoledì 25 giugno, alle ore 9,30, nella chiesa parrocchiale di san Tommaso.

Sabato scorso si era fatto visitare per “un peso sullo stomaco”. Ma domenica era stato visto passeggiare tranquillamente in città durante la rievocazione dell’Assedio di Canelli. L’indomani mattina, verso le ore otto, è stato trovato morto.
Luigiterzo ha vissuto 70 anni per la sua famiglia, per l’azienda e i suoi operai, per il suo territorio e per tante persone che hanno avuto bisogno. Nel dolore lo piangono: la moglie Arabella Tecco, i figli (la sesta generazione) Pia (mana gaging director), Polina (agri business manager) e Luigi IV, presidente dell’azienda, con i nipoti Petra, Carola, Marcello e Tommaso. Da alcuni anni viveva tra Budapest e la sua città.

Persona di grande sensibilità culturale, apriva volentieri la sua Foresteria alle molteplici associazioni che ne richiedevano l’ospitalità. E aveva accolto dapprima come in un’area espositiva privilegiata e poi come in un magnifico museo alcune delle opere più imponenti dell’artista prematuramente scomparso e mai dimenticato Paolo Spinoglio. Filantropo, non si dimenticava dei più deboli, tra gli altri i bambini bielorussi erano stati più volte ospitati in una sua villa in mezzo al verde. Ed era socio fondatore e presidente dell’Unitré Canelli-Nizza Monferrato, fin dalla sua fondazione nel 1983.

In occasione dei festeggiamenti del 175° compleanno della sua azienda, nel maggio del 2006,  aveva ricordato la storia della sua azienda. Sotto il re Carlo Alberto (1831), un gio vane contadino di Sant’Anto nio, un certo Pietro Bosca, indebi tatosi per acquistare un piccolo pezzo di vigna, diede vita all’a zienda. Il figlio Luigi, il vivandiere degli emigrati, attraversò 23 volte l’oceano (Buenos Aires, Montevideo, New York) perché aveva capito che il vino era il nettare che, nelle feste di ca lendario e di famiglia, ricordava la patria. Luigisecondo seppe sfruttare l’avventura coloniale in Etiopia e in Africa. Dopo la seconda guerra mondiale, si aprì ai mer cati europei (Austria, Belgio, Svizzera). Approfittando della riforma agraria acquistò vigne nel cir condario di Canelli (attuali 12 tenute) rivoluzionandone la coltivazione e rendendole eco nomicamente interessanti. A lui si deve l’introduzione in Pie monte del sistema di coltiva zione a ‘rittochino’. Con Luigiterzo arriva la glo balizzazione dei prodotti inven tati seguendo il gusto e le esi genze dei potenziali milioni di consumatori.

Di Luigiterzo Bosca ci hanno detto e scritto:
L’ex sindaco Oscar Bielli: «E’ morto nel giorno dell’Unesco! E’ stata la prima persona a crederci. Ricordo un suo commento rilasciato durante un convegno sul Moscato: “Noi ci comportiamo come degli afflitti da sindrome da Palio che ci porta a gioire più della sconfitta degli altri che non della nostra vittoria”. E ricordo che, nella primavera 2004, quando il dott. Turetta, direttore generale dei beni culturali, suggerì di allargare la zona Unesco, alla mia battuta di superare la sindrome del Palio, mi fece l’occhiolino!».

L’assessore alle manifestazioni in carica Paolo Gandolfo: «Sono entrato a far parte della ditta Bosca all’età di 15 anni, 42 anni fa. Gli ho parlato ancora ieri sera, mentre passeggiava sereno e tranquillo per la città.
Mi ha aiutato in molti modi e nei momenti più difficili della mia vita, in particolare nel corso della malattia prima e della morte poi di mia moglie. Era una persona semplice ed umile che ascoltava tutti, che sapeva cosa fare e dire, senza mai strafare. Ricordo che ripeteva sovente: “La ditta Bosca, come diceva e voleva mio padre, deve essere una famiglia!”».

L’amico Beppe Aimasso: «Sono stato con lui per trent’anni in amicizia profonda. Non ha mai detto di no a nessuno: Cri, parrocchia, ricreatorio Acqui, Bambini di Chernobyl, Unitré, Alpini. Ma non ha mai voluto entrare in politica amministrativa.»

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