Tucc a teatro: “Carvè” a Monastero Bormida, 9 dicembre

Sabato 9 dicembre, alle ore 21, terzo appuntamento della rassegna di commedie dialettali “Tucc a teatro” a Monastero Bormida. Uno spettacolo un po’ speciale, con Paolo Tibaldi ed Oscar Barile che ci presenteranno “Carvè”, con testo e regia di Oscar Barile.

«Che cos’è il piemontese?». In risposta a questa domanda scorre, fuori campo, una sequenza registrata di voci femminili, nonne madri figlie: una schiera di voci, affettuose e orgogliose, che credono, ringraziano e usano parole come resistenza, valori, casa. Intanto in scena, su un fondale giallo, si scrivono alcune parole chiave, come appunti su cui, man mano, si tornerà.

Si può dire che sia, questa, la “sigla” che apre Carvé, l’atto unico scritto da Oscar Barile su invito di Paolo Tibaldi: una variazione contemporanea e non scontata sul tema (pirandelliano, universale) della maschera, sulla sua “necessità”, su verità, menzogne, apparenza, identità e compromessi che quotidianamente indossiamo, tra cui dobbiamo farci largo.

Non dunque un richiamo al carnevale in senso stretto, ma alla «mascaràda continua» della vita: che viene amaramente smascherata dalla divertita intelligenza del vecchio detto: «Sossì o r’è pròpi ’n carvé!». In scena, pochi accurati elementi scenografici, e due personaggi: l’architetto Davide (Tibaldi), che ha preso 110 e lode con una tesi sulle cascine di Langa «scritta col cuore», in un dialogo ininterrotto, reale e interiore, in dialetto, con suo nonno Filippo (Barile), contadino che nella sua «cassin-òta» l’ha educato, da bambino, alla conoscenza e al rispetto della terra.

In realtà, i personaggi evocati sono ben di più, perché in un’ora e mezza rapidissima trascorrono decenni, cambiano situazioni e ambientazioni, e aumentano le maschere variopinte simbolicamente appese alla parete, come una collezione di trofei, ma di sconfitta.

L’accuratezza del dettaglio non è decorativa: una maschera tutta bianca, ancora “da scrivere”, è la prima che vediamo portare; una camicia per metà bianca e per metà nera è un espediente tanto semplice quanto efficace per accompagnare la storia di un cuore ingannato; fino all’ultima sorprendente maschera indossata, che non si può anticipare a chi non l’abbia vista, e che Paolo Tibaldi, dosando voce, gesti, postura, rende credibile, schivando senza incertezze il pericolo della caricatura e servendo un toccante monologo sulla vita come illusoria festa mobile.

L’unica cosa che sembra dimostrare fedeltà e pazienza, è proprio la Langa: «Le colline sono sempre loro: per quanto ci abbiamo provato, non siamo riusciti a rovinarle», conclude Davide.

Nel dopoteatro faranno degustare i loro prodotti le aziende Alemanni di Bubbio (salumi), Gallo Giovanni di Montabone (vini e confetture), Blengio Giuliano di Monastero Bormida (robiole DOP), oltre al Gruppo Alpini di Monastero Bormida che preparerà una gustosa pasta.

Non vi saranno abbonamenti, ma lo staff di “Langa Astigiana” garantisce un servizio veloce alla biglietteria del teatro. Sarà possibile come sempre prenotare i singoli biglietti – al costo di 9 euro, ridotti a 7 per i ragazzi dai 7 ai 14 anni – per le serate oppure per l’intera rassegna ai seguenti numeri: Gigi Gallareto 3280410869, Silvana Cresta 3384869019, Mirella Giusio 01448259, Clara Nervi 3400571747, Gian Cesare Porta 0144392117, Giulio Santi 3201649875, Silvana Testore 3336669909, oppure alla sede operativa del Circolo “Langa Astigiana” 014487185

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