Il “ritorno a casa” di ventun lettere indirizzate a Giuliani

L’operazione è, anzitutto, «affettiva» ma che sottende «retroscena storici e culturali di grande pregio». Parole che arrivano da Paolo Gandolfo, vicesindaco e assessore alle manifestazioni del Comune di Canelli che nel progetto ha creduto da subito. Così, tra uno slalom e l’altro tra cavilli e burocrazia, ha messo in piedi il “ritorno a casa” di ventun lettere indirizzate a Giovanbattista Giuliani. Missive vergate di proprio pugno da studiosi e linguisti di metà Ottocento inviate all’illustre dantista, in quegli anni a Firenze ove vi morì nel 1884.

Gandolfo, in questi giorni proprio a Firenze per l’assemblea annuale della Federazione italiana giochi storici, spiega come è avvenuto il “ritrovamento” e l’acquisizione dei cimeli. «Qualche mese fa mi contattò Valentina Petrini, giovane studiosa dell’opera del Giuliani, dicendomi che esisteva un pacchetto di lettere destinate al dantista che rischiavano di andare perse. Ci è parsa un’iniziativa lodevole e ci siamo messi in contatti con la proprietà raggiungendo l’accordo per l’acquisto».

Non un grande valore commerciale, qualche centinaio di euro, ma per la città che diede i natali al più importante studioso del lavoro del Sommo Poeta certamente «ha un valore affettivo e morale di grande suggestione» aggiunge Gandolfo.
Si scopre, così, che nelle lettere il tema dominante sono gli studi danteschi del Giuliani e, più in generale, il dibattito sulla lingua italiana. Tra gli scritti ci sono testi autografi di Ruggero Bonghi e Giuseppe Rigutini, esponenti di spicco della “questione della lingua italiana” argomento molto in voga a metà Ottocento.

In quegli anni, infatti, il Ministro dell’Istruzione Emilio Broglio costituì una commissione presieduta da Alessandro Manzoni, della quale Bonghi ne faceva parte, proprio per individuare le metodologie per la divulgazione della lingua italiana al popolo. Rigutini fu un attento “compilatore” di vocabolari. Ci sono, poi, lettere di Andrea Scartazzini, pastore protestante e autore di un’enciclopedia dantesca, e Giovanni Mestica, grande studioso di Leopardi.

«Sono documenti unici perché, se esistono testi autografi di Giuliani, poco si sa del suo carteggio con gli studiosi del tempo in quanto il suo archivio fu smembrato dopo la sua morte» spiega Valentina Petrini, laureata in Filologia moderna a Pavia con una tesi su Giambattista Giuliani ora impegnata nel conseguimento del dottorato, sempre sul dantista canellese, sotto la guida di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca. La giovane ricercatrice è stata tra i fondatori di “Classico”, il festival della lingua italiana ispirato all’opera e alla figura del Giuliani che nel 2018 ne celebrerà i duecento anni della nascita.

«La nostra intenzione – chiosa Paolo Gandolfo – è creare un archivio-mostra nell’ex scuola “Giuliani” situata nell’omonima via a poche decine di metri dalla casa natale. E’ il primo tassello di un lavoro di recupero più ampio che abbiamo in animo di portare avanti».

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