Festeggiata in Valle Belbo l’indipendenza della Macedonia

Macedoni 1Nell’8 settembre del 1991, poco più di 2 milioni della Repubblica Socialista di Macedonia, uno degli stati nati dalla diaspora dell’ex Jugoslavia, venivano chiamati a un referendum che avrebbe dovuto decidere del futuro della nazione balcanica. Il 95,5 dei macedoni scelse, pacificamente, il passaggio da stato socialista a repubblica democratica. Giornata storica, passaggio epocale di un popolo che dal domino jugoslavo conquistava, duramente ma con caparbietà, la libertà cercata per mezzo secolo. Ricorrenza che, da tredici anni, la giovane democrazia festeggia con orgoglio.

Macedoni 2C’era chi già aveva cercato fortuna al di fuori dei patri confini, in Italia, Piemonte, Monferrato pur non dimenticando le traversie e il lungo cammino di indipendenza del proprio popolo e ricordando con struggente nostalgia la terra natia. Non senza commozione, Ilona Zaharieva ha radunato, domenica 14 settembre, all’agriturismo Acino d’Oro, i rappresentanti della comunità macedone della Valle Belbo per ricordare l’indipendenza del proprio Paese.

Una quarantina di persone, coppie con figli, giovani, laureandi perfettamente integrati con i locali, l’ipodiacono della chiesa ortodossa di Neive di San Michele Arcangelo Mihailo Mateuski in rappresentanza del pope Tode Veselinov. Presente anche l’assessore Nino Perna, in rappresentanza del sindaco Marco Gabusi, a dimostrazione che la comunità macedone è una realtà importante e degna d’attenzione.

Cerimonia semplice, con gli inni d’Italia, dell’Unione Europea e della Macedonia diffusi in sequenza, poche parole di circostanza e un brindisi. Ma il senso di partecipazione era palpabile, dalle strette di mano e dagli occhi lucidi. «E’ la prima volta che celebriamo la festa dell’indipendenza della Macedonia in Valle Belbo – spiega Zaharieva -. Lo abbiamo voluto perché riteniamo sia venuto il momento di manifestare la nostra appartenenza nel massimo rispetto del paese, l’Italia, che ci ospita. Siamo cresciuti, sia in numero di presenze sia di consapevolezza, e questo momento cementa ancor di più il legame tra i nostri due popoli».

Che l’etnia macedone sia robusta in Valle Belbo non è un mistero: con oltre duemila presenze è il gruppo straniero più numeroso. A Canelli, città dove storicamente gli emigranti balcanici si sono insediati in prima battuta, prospera da quasi un decennio la cooperativa “Lavorare insieme” fondata e presieduta proprio da Ilona Zaharieva, la quale, quattro anni fa, ha fondato un’associazione culturale, il “Ponte di Pietra” che organizza incontri, seminari e momenti ricreativi e interculturali.

«A ottobre si chiuderà il progetto di alfabetizzazione italiana e di cultura macedone – aggiunge l’imprenditrice -. Intanto, abbiamo organizzato tornei sportivi ed ora siamo in procinto di far nascere un gruppo folkloristico di stampo macedone per far rivivere la nostra cultura e la nostra musica».

Alla cooperativa “Lavorare insieme” aderiscono una quarantina di persone, «che diventano 130 in tempo di vendemmia» chiarisce la presidente . Anche se dalle città dello stato balcanico, negli ultimi tre fine settimana tra agosto e settembre, sono arrivati non meno di mille vendemmiatori .

«Tutti ospitati da parenti, amici e vignaioli: nessuna tendopoli abusiva, i nostri hanno già il contratto in mano – assicura -. E tra ottobre e novembre riproporremo la Festa della Vendemmia per chiudere l’annata». Sfumato, «perché la legge non ce lo consente», il progetto di far nascere un consolato di Macedonia a Canelli, due volte l’anno il console di stanza a Venezia arriva tra le colline del Moscato per assistere e ascoltare i propri connazionali. Mentre la Zaharieva, ogni anno a luglio, raggiunge il proprio paese per partecipare all’incontro fissato dal governo con le associazioni di conterranei sparse per il mondo. La sua, manco a dirlo, è tra le più numerose.

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