Il maresciallo in pensione Cocchiara e il suo ultimo libro su una chiesetta di Melazzo

Il maresciallo Luigi Cocchiara, dopo 40 anni di servizio nell’Arma (6 ad Acqui Terme e 34 a Canelli), da giovedì 18 aprile 2013, è andato in pensione. A Melazzo, dove vive e gusta la sua sempre intensa vita, da Priore opera in favore della ‘sua’ chiesetta di S. Defendente e del territorio.

A Canelli, “archivio di umanità”, il Maresciallo Cocchiara aveva dimostrato notevoli doti di buon senso ed equilibrio, specialmente in qualità di comandante della Polizia giudiziaria, risolvendo bonariamente molti dissidi e controversie di diversa natura.

Ora, a Melazzo, oltre che da esperto coltivatore, collabora con la moglie nel gruppo Vama degli anziani (nato nel 1992) e ha espresso il suo amore per il suo paese in due bei libri.

In collaborazione con l’amico milanese Alberto Giraudi, dopo aver steso, nel 2005, “Melazzo e la sua gente nei ricordi di don Tommaso Ferrari”, ha continuato a valorizzare l’importante patrimonio locale, religioso, artistico e culturale col recentissimo libro (edito a luglio 2017), scritto sempre in collaborazione con Giraudi, “La chiesetta di San Defendente e la valle Caliogna – dalle origini a oggi per conservarne la memoria”.

Con la prefazione del Vescovo di Acqui, Pier Giorgio Micchiardi, i due autori, incoraggiati dall’amato parroco Tommaso Ferrari che aveva messo a loro disposizione una prima storia della Chiesetta “Il libro della Chiesa di S. Defendente 1786”, hanno impostato e organizzato la stesura della storia della Chiesetta, attraverso letture e studi, non sempre facili, sulla vita dei protagonisti del prezioso libro, scritto a penna, da mani diverse, che l’hanno costruita, amministrata”.

L’opera è servita a ricostruire i tempi in cui sono state eseguite le opere di modifica, manutenzione e miglioramento, ma è anche servita ad una collocazione storico politica del territorio. Oltre a queste testimonianze, sono stati studiate e riportate notizie dai faldoni dell’archivio arcivescovile di Acqui e dagli scritti di molti ‘valligiani’, originari della Caliogna.

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