Davide Cassani ospite di “Canelli, città del Vino”

E’ stata una lezione di come lo sport possa essere, nonostante tutto, sempre maestro di vita se a muoverlo sono passione, correttezza e onestà. A raccontare la propria storia di uomo e campione Davide Cassani, commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo su strade ospite, sabato 25 giugno, a Canelli, Città del Vino nello spazio che ogni anno la kermesse dedica al rapporto tra vino e sport.

Ben sollecitato da Beppe Gandolfo, volto giornalistico di Mediaset, per oltre un’ora Cassani ha parlato di ciclismo ma, anche, dei tanti risvolti, personali e non, che hanno costellato la sua carriera e che devono animare lo sportivo. A cominciare dal rapporto con Canelli, sbocciato quand’era ragazzino. «Sono nato a Solarolo, paese della romagna. Mio papà faceva l’autotrasportatore e, spesso, veniva a Canelli a consegnare il vino in cisterna. Io lo seguivo e quei viaggi di notte, il dormire sul camion, vedere luoghi nuovi, le vostre cantine e condividere con papà questa sua fatica sono state esperienze che ricordo con affetto e nostalgia».

Davanti ad un folto pubblico di appassionati, dei giovani del Pedale Canellese e di tanti fans, Davide Cassani ha ripercorso la sua carriera. «Non ero un campione ma un ottimo gregario, tanto da partecipare a nove campionati mondiali, a Tour de France e Giri d’Italia. Nell’ultima gara che disputai ero terz’ultimo. Dissi ai miei compagni: il traguardo della montagna oggi lo vinco io perché mi sa che con la bicicletta, in gara, di qua non ci passerò più. E così fu».

Commosso il ricordo di Marco Pantani. «Era un grande corridore, un uomo generoso e di cuore. La sua fragilità lo ha portato dove tutti sappiamo. Io l’ho sempre stimato e ancora adesso lo ricordo come un grande amico». Doloroso il ritiro forzato dall’attività. «Fui vittima di un incidente, un’auto mi investì e, quando uscii dall’ospedale dopo mesi di riabilitazione, mi resi conto di non essere più quello di prima». Il ricordo è andato a Michele Scarponi, vittima di un incidente simile. «Michele è stato sfortunato. Un grande campione e uomo. Pensate che la sera prima aveva terminato una gara e, nonostante fosse arrivato a casa a notte fonda, alle 8 di quel mattino maledetto era già in bicicletta ad allenarsi. Questi sono i campioni veri».

Che cosa lasci a questi giovani? è stata la chiosa di Beppe Gandolfo. «»»»Oggi, visitando le vostre cantine, ho capito come qua, oltre alla bravura dei cantinieri, ci sia tanta passione, attaccamento al proprio lavoro, dedizione, anche fatica ma che non pesa perché si raggiungono risultati importanti. Così è lo sport: dedizione, attaccamento, passione, fatica per raggiungere in modo onesto il proprio obiettivo».

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