Storie familiari e storie di piccole aziende locali

GIOVINE IGNAZIO

Ignazio Giovine, attuale titolare dell’azienda

La Grande Storia è fatta anche di tasselli di micro storia locale. Per questo abbiamo deciso di pubblicare questa pagina interessante scritta dall’ex sindaco di Canelli Oscar Bielli su un’azienda che si è guadagnata il diritto a ben figurare in essa.

«La storia di Canelli è da sempre legata ai nomi delle grandi dinastie enologiche. Ne abbiamo parlato nei mesi scorsi a proposito di Unesco e dei Cavalieri del Lavoro. Ma il tessuto sociale e produttivo cittadino si intreccia col vissuto di uomini e donne che, col loro lavoro e la loro tenacia, seppero scrivere tratti essenziali della nostra quotidianità. Ne è un esempio la famiglia Giovine la cui esistenza si intreccia con la storia stessa di Canelli.

GIOVINEQuesta famiglia, di agricoltori, con vigneti in Reg. Braglia, vive la propria trasformazione sotto la guida di Giovine Ignazio, nella seconda metà dell’800, iniziando la produzione di vini e la loro esportazione in Sud America. Cosa che a noi può apparire normale, oggi, nella logica di una espansione commerciale, ma soffermiamoci a pensare cosa potesse significare, in termini di investimenti, programmazione, rischi aziendali e fisici, in quegli anni.

L’attività aziendale si espande col succedersi delle generazioni, da un Ignazio ad un Giuseppe, com’era d’uso, di padre in figlio. La loro storia è la nostra storia. La prima guerra mondiale, coi figli al fronte; la grande depressione (1929 e oltre), con la conseguente crisi dei mercati e l’azzeramento delle esportazioni; le alluvioni che periodicamente colpivano la nostra città vanificando il lavoro di intere generazioni.

Una storia familiare canellese nobilitata dall’impegno sociale profuso dai propri componenti, a cominciare da Domenico Giovine (el Prufesur Giuvine come veniva comunemente ricordato). Uomo di viva intelligenza che il padre volle seguisse gli studi universitari in veterinaria. Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito dei Contadini. Fu eletto sindaco di Canelli negli anni ’20, osteggiato dal regime, accettò il prestigioso incarico del Governo Colombiano di fondare la sede universitaria di veterinaria in Bogotà, che diresse per alcuni anni, per fare poi ritorno in Italia come Console Colombiano.

Fu rieletto sindaco negli anni ’50, a lui si deve la realizzazione del ponte di Corso della Libertà e del primo lotto dell’edificio scolastico di piazza della Repubblica. Tradizione di impegno in pubblica amministrazione continuato dal nipote Giuseppe, consigliere comunale ed Assessore e dal figlio di questi Ignazio. Ancora il prof. Domenico, col fratello Giuseppe, fu tra i fondatori del Consorzio per la tutela dell’Asti, entità che più di ogni altra ha consentito una coordinata gestione del “mondo del Moscato” tra gli alti e bassi delle vicende umane e di mercato.
Arriviamo ai giorni nostri. A quella che fu l’azienda agricola familiare si sono avvicendate, negli anni, nuove strutture societarie, nuove più adeguate sedi, sino alla decisione che valesse la pena di scommettere, ancora una volta, sulle nostre origini. Così, Ignazio (l’attuale) ha dato vita a “L’Armangia”, piccola azienda dedita alla trasformazione delle uve di proprietà in vini di alta qualità.

Nella fase iniziale del percorso Unesco, per rappresentare quale potesse essere la potenzialità del nostro territorio per il suo fascino ed in termini di ambiente, qualità della vita, eccellenza dei prodotti, venne coniato uno slogan: “La chiusura del cerchio”. Si voleva indicare, nella riscoperta della terra, una nuova opportunità imprenditoriale più nostra, arricchita dai saperi acquisiti.

In altre parole “un ritorno alle origini” dopo le esaltanti esperienze imprenditoriali degli ultimi due secoli.
Oggi più che mai, tra accorpamenti internazionali, vendite e svendite di quello che fu il nostro vanto, questo messaggio/invito viene avvalorato.
In questo senso va letta la scommessa, “la rivincita”, che i Giovine hanno saputo accettare e rilanciare.»

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