Coldiretti: i 60 anni di fondazione di Donne impresa

Anniversario COLDIRETTIMartedì 1 dicembre, alla Coldiretti di Asti, si è celebrato il 60° anniversario di fondazione di Donne Impresa, sottolineando il tema del convegno “Spreco review: ripartiamo dal cibo”.
Il presidente provinciale Coldiretti, Roberto Cabiale, ha presentato la drammaticità della situazione, con 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate sprecate, mentre oggi una persona su dieci non ha ancora cibo a sufficienza. E poi il paradosso delle mense scolastiche, dove noi mandiamo i nostri figli: “Un business da 1,8 miliardi su cui la mafia ha messo le mani – ha detto Cabiale facendo riferimento a un’indagine Coldiretti – in base alla quale un italiano su cinque non è soddisfatto del cibo servito ai bambini”.

Tirata in ballo dal giornalista de “La Stampa”, Franco Binello che ha magistralmente condotto il convegno, Maria Luisa Amerio, direttore Soc Dietologia dell’Asl At (presente anche il direttore generale Ida Grossi) ha voluto rimarcare un’indagine, condotta in 13 ospedali del Piemonte, da cui è emerso come “negli ospedali, un piatto su tre viene scartato, buttato nella spazzatura”. Angela Motta, la consigliera regionale prima firmataria della legge contro lo spreco alimentare, ha annunciato la discussione del regolamento applicativo della legge, chiedendo il contributo di idee e proposte da parte di tutti, e l’avvio di una proposta di legge sul consumo del suolo specificatamente agricolo.

Il passaggio più significativo di don Dino Barberis, delegato della Diocesi di Asti per il Terzo Settore, è stato su una rinnovata cultura sociale che preveda di occupare il giusto tempo per non sprecare, di passare dall’etica a un concreto stile di vita, ai gesti quotidiani che ogni individuo può compiere per contribuire alla riduzioni degli eccessi. Con un accenno anche alla cultura monastica, don Barberis, ha sottolineato come l’economia sia “incentrata tutto sul profitto e non sul lavoro e l’occupazione”.

Con la sua autorevolezza l’intervento di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, ha poi calamitato tutte le attenzioni dei presenti. Con esemplificazioni illuminanti, anch’egli, ha sollecitato come “per contenere lo spreco, ci voglia, prima di tutto, una testimonianza personale, perchè ci vuole rispetto per chi ha prodotto il cibo e per chi tutto ha creato, Dio”. Con il rammarico che, oggi, i più poveri e bisognosi sono i giovani (seguiti dagli anziani), Olivero, con la consueta semplicità e delicatezza ha anche lanciato tre messaggi pesanti come macigni. Il primo, riferito probabilmente alle donazioni di cibi invenduti, inutilizzati e sprecati: “Oggi neanche un parroco di campagna – ha detto Olivero – può permettersi di fare qualcosa: ci sono troppe regole, è giusto essere prudenti, ma con tutte queste leggi non si può fare più nulla. Io sono per poche regole, ma chiare, che possano essere applicate”. Il secondo “Non ci vuole una laurea in economia, per dire lavoriamo tutti un po’ meno, e guadagniamo tutti un po’ meno, per fare lavorare anche gli altri”.

Il terzo messaggio contiene un impegno e un augurio: “Una società nuova e meno egoistica è possibile, ma ognuno di noi deve fare la sua parte”.
Al termine del convegno, sotto l’organizzazione attenta e precisa di Chiara Franco Bosca, da 31 anni preziosa coordinatrice provinciale di Donne Impresa, è stato proiettato un videofilmato che ha ripercorso i passaggi principali dei 60 anni di storia e tratteggiato un ritratto delle imprese di oggi condotte dalle donne.

Le conclusioni celebrative sono toccate alla responsabile provinciale di Coldiretti Donne Impresa, Paola Romanato, che ha rimarcato la vocazione, tutta femminile, nel rinsaldare i principi dell’associazionismo su cui da sempre si muove Coldiretti in qualità di più grande forza sociale del territorio. Ha anche evidenziato “la predisposizione all’innovazione e al sociale delle imprese condotte da donne. Dalle fattorie didattiche, alle agritata, dalle imprese sociali, all’agriturismo, agli agrimercati, in questi ultimi anni le donne hanno avuto molta intraprendenza e anche creatività. Non a caso, oggi, un’impresa agricola su tre è rosa”.

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