Biodiversità e tipicità in “Parchi da gustare”

Le 39 aree protette piemontesi, tra le quali si contano anche il parco naturale di Rocchetta Tanaro e le due riserve di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande e della Val Sarmassa, hanno da qualche tempo una doppia “carta d’identità”: accanto a quella sulla biodiversità compare quella gastronomica.

L’iniziativa promozionale è raccolta nel numero speciale di Piemonte Parchi, intitolato “Parchi da gustare”, che raccoglie le tipicità dei vari territori protetti, una selezione dei produttori e dei ristoratori locali compresi nei confini delle aree tutelate o nei loro dintorni.

L’elenco, anche per i tre scrigni naturalistici gestiti dal Parco paleontologico astigiano, è ampio. Si va dai prodotti comuni (vino, carne delle razza bovina piemontese, miele) alle specificità, senza tralasciare descrizioni e curiosità: il salame cotto, che oggi si portano a casa i turisti, un tempo veniva consumato a colazione o pranzo nelle vigne e nei campi, era cioè il “cibo pronto” della tradizione contadina. Lo racconta Francesco Ravetti, guardiaparco e responsabile delle attività didattiche del Parco paleontologico: suo il censimento dei prodotti tipici astigiani contenuti in “Parchi da gustare”.

Tra gli ortaggi ci sono il sedano dorato (Rocchetta), il cardo gobbo e l’asparago saraceno (Val Sarmassa), il pomodoro Cerrato che vanta la De.CO. (denominazione comunale) di Asti come la pesca limonina, anch’essa presente nella guida regionale.

I forni di Cinaglio regalano il canestrello, mentre il rinomato torrone nasce ad Asti e a Rocchetta (regno delle lingue di suocera) lievita la tirà, soffice ciambella. Intanto la lumaca (chiocciola Helix aspersa) apre il territorio di Vaglio Serra all’elicicoltura, a Settime e Viatosto crescono campi di lavanda e piante di nocciola Piemonte Igp costellano i territori comunali a Nord del capoluogo.

Ma c’è molto di più nelle carte d’identità gastronomiche dei tre scrigni che proteggono la biodiversità dell’Astigiano e tante scoperte si possono fare girovagando tra le pagine degli altri 36 parchi piemontesi. Non mancano riferimenti naturalistici per ciascuna delle realtà studiate.

Il volume, stampato dalla Regione con tiratura limitata, è in visione al Museo Paleontologico, nelle aziende agricole e di accoglienza agri-turistica e nei Municipi segnalati; si può scaricare gratuitamente dal sito di Piemonte Parchi:

La pubblicazione va nella direzione della recente legge di riordino delle aree protette piemontesi che guarda anche alla “promozione dei prodotti dei parchi, nella volontà di sostenere l’economia delle imprese presenti all’interno delle aree protette”.

Ad Asti due mesi fa era stato l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero a lanciare, in occasione del secondo compleanno del Museo Paleontologico, la proposta di racchiudere in etichetta la terra dei fossili e i vigneti, in modo da connotare l’Astigiano con tratti unici e speciali.

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