Presentato il Calendario 2016 dell’Arma dei Carabinieri

Calen_014_Pagina_27_Pagina_28Lunedì mattina 16 novembre, nella sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Asti, il Comandante Provinciale Ten. Col. Fabio Federici ha presentato il Calendario Storico 2016 dell’Arma dei Carabinieri, ispirato al tema “I Carabinieri e le arti”, e dell’Agenda dedicata al centenario della Grande Guerra e a “I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione”.

Il notevole interesse da parte del cittadino verso il Calendario Storico dell’Arma, quest’anno con una tiratura di 1.200.000 copie, di cui 8.000 in lingue straniere (inglese, francese, spagnolo e tedesco), è indice sia dell’affetto e della vicinanza di cui gode la Benemerita, sia della profondità di significato dei suoi contenuti, che ne fanno un oggetto apprezzato, ambito e presente tanto nelle abitazioni quanto nei luoghi di lavoro, quasi a testimonianza del fatto che “in ogni famiglia c’è un Carabiniere”.

Nato nel 1928, dopo l’interruzione post-bellica dal 1945 al 1949, la pubblicazione del Calendario venne ripresa con regolarità nel 1950 e da allora è stata puntuale interprete, con le sue tavole, delle vicende dell’Arma e, attraverso di essa, della Storia d’Italia. Il Calendario ha una rilevanza importante per la famiglia dell’Arma, momento di coesione ed unità attorno ad un oggetto semplice, ma ispirato da grandi valori comuni, nel quale si riconoscono tutti i Carabinieri e i loro Comandanti, dalle grandi città ai più piccoli paesi.

Le tavole artistiche dell’edizione 2016 del Calendario Storico, sono state ideate e realizzate sotto la direzione artistica di Silvia di Paolo. Il filo conduttore che lega i mesi dell’anno è costituito dal tema “Il Carabiniere e le Arti”.

Il calendario, “nell’anno in cui la Bandiera dell’Arma dei Carabinieri è stata decorata dalla Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte, per la meritoria opera svolta a salvaguardia del Patrimonio Culturale Italiano e internazionale”, rende omaggio all’Arma “rivisitando alcuni capolavori di sommi rappresentanti della pittura italiana ed europea che hanno preceduto, accompagnato e immediatamente seguito il periodo delle immani tragedie delle due guerre mondiali, in un percorso immaginario lungo gli oltre duecento anni di storia dell’Arma”.

Il tema del calendario è ispirato “alla celeberrima opera impressionista di Claude Monet “I papaveri”; è bastato inserire una pattuglia di Carabinieri nel paesaggio solare immaginato dal pittore francese per infondere quel profondo senso di sicurezza e serenità che la vigilanza dell’Arma da sempre trasmette alle nostre comunità. 

In copertina, “l’emblematico segno distintivo dei Carabinieri – la fiamma – si staglia tra le volute geometriche e nitide d’ispirazione futurista, segno della solidità istituzionale nel tempo, riprese da un’opera di Giacomo Balla, nei colori che contraddistinguono la Bandiera italiana – il verde, il bianco e il rosso – l’Arma dei Carabinieri – il blu e ancora il rosso – l’azzurro del vessillo europeo e il celeste dell’ONU”.

“Il percorso immaginario delle tavole del Calendario interpreta l’evoluzione dell’Arma dei Carabinieri nel tempo, disancorato dalla rigidità cronologica delle opere. Parte da Giovanni Boldini, con una composizione intima, evocativa di un momento storico ottocentesco, nella quale, alla giovane donna e al figlio dipinti dall’artista, si affianca la figura caratteristica di un Carabiniere, marito e padre, espressione di eleganza e di composta proprietà formale. Con Amedeo Modigliani, l’operazione assume dimensioni quotidiane: le sue figure esili e allungate, che esaltano tutti i valori umani, ci riconducono alla bellezza e alla semplicità delle forme tipiche dell’arte rinascimentale.

Nella doppia pagina centrale la già citata opera “I papaveri” di Monet, uno dei massimi rappresentanti dell’Impressionismo, è rivisitata, come detto, con la semplice aggiunta di una pattuglia di Carabinieri, la cui presenza appare protettiva e rasserenante. Con Salvador Dalì solleviamo i piedi da terra e ci portiamo con la fantasia al livello del Surrealismo; la pittura del grande artista spagnolo è sembrata la più valida a essere coniugata, nella chiave delle sue invenzioni oniriche, con la figura del Carabiniere sposata al concetto dell’eroismo a difesa dei cittadini. Conclude Carlo Carrà, il più ermetico, ma anche il più discretamente simbolista della pittura italiana: al suo stile è affidata l’evocazione di un’Arma che, dotata dei mezzi della modernità, opera nel presente e guarda al domani con il saldo spirito di sempre”.

“Infine, il sereno e sognante surrealismo di René Magritte onora, con l’immagine più alta, l’Arma e i suoi Decorati: attraverso una porta sospesa nello spazio, una pattuglia di Carabinieri procede serena verso il futuro nell’adempimento del proprio dovere. E’ leggera e sicura, perché trae forza e determinazione dall’esempio di tutti quegli Eroi con gli stessi alamari che, evocati dalle decorazioni indicate nel cielo etereo, hanno tanto contribuito a dare lustro all’Arma e sicurezza agli italiani”.

L’Agenda per il 2016 vuole rinverdire le vicende dell’Arma nel primo conflitto mondiale e nella guerra di Liberazione nell’anno in cui se ne celebrano il centenario e il settantennale.
I testi elaborati, recepiti in due diverse monografie, sono arricchiti dal brillante e originale contributo introduttivo di Mario Calabresi, per il primo conflitto mondiale, e di Aldo Cazzullo per la guerra di Liberazione e la Resistenza.

Vicenda eroica ricostruita più nel dettaglio dallo storico Vincenzo Barbero in una dettagliata e scrupolosa rievocazione.
Il documento sulla Grande Guerra annovera anche un documento di grande interesse del giornalista Francesco Grignetti, dedicato alla mobilitazione dell’Arma e al suo impiego sul fronte operativo e su quello interno a tutela del territorio nazionale.
L’Immagine più plastica tratta dalla lettura della monografia riporta a quel 24 maggio 1915quando, a poche ore dall’annuncio dell’entrata in guerra, la Bandiera dell’Arma partiva per il fronte scortata da un plotone d’onore e dalla Banda della Legione Allievi Carabinieri. E’ il momento iniziale di tre anni di guerra durissima durante i quali l’Arma, insieme all’Esercito e alla Marina Militare, ha scritto pagine di eccezionale eroismo.
Al termine della 1^ guerra mondiale si conteranno 1423 Carabinieri caduti e oltre cinquemila feriti.
Nella prefazione alla monografia dedicata alla Resistenza e alla Guerra di Liberazione, Aldo Cazzullo ha voluto emblematicamente ricordare due episodi che hanno avuto come protagonisti militari dell’Arma. Il primo, più noto, è quello del Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto che, con un gesto nobilissimo, si fa uccidere a 22 anni per evitare la rappresaglia dopo un attentato che non ha commesso.
Il secondo, meno conosciuto, ma ugualmente straordinariamente generoso, narra la vicenda dei Carabinieri di Fiesole, Fulvio Sbarretti, Alberto La Rocca e Vittorio Marandola che, al grido di viva l’Italia, il 12 agosto 1944 , caddero sotto i colpi nazisti per salvare la vita di dieci ostaggi di quella comunità a loro affidata.
Due episodi simbolici che hanno visto militari dell’Arma mantenere fede al giuramento prestato, scegliendo consapevolmente di continuare a servire la Patria difendendo i propri concittadini dai soprusi e dalle angherie degli occupanti. Così fecero tra gli altri anche i Carabinieri, tra duemila e duemilacinquecento, che disarmati in virtù dell’ordine infame dato dal ministro per la difesa nazionale della Repubblica Sociale Italiana, e sollecitato dallo stesso Kappler, capo della Gestapo romana, furono catturati nella Capitale il 7 ottobre 1943 e l’indomani, non avendo accettato di abiurare il giuramento prestato al Re per passare a servire la Repubblica Sociale, furono tradotti in campi di internamento militare in Austria, Germania e polonia, neanche considerati prigionieri di guerra. Oltre 600 di loro non fecero mai più ritorno. I nazisti, è appurato, fecero questo per non incontrare pericolose resistenze nel rastrellamento, nove giorni dopo, di 1023 cittadini italiani ebrei di Roma, catturati e avviati ad Auschwitz. La guerra di Liberazione contò 2735 caduti e 6521 feriti.
L’Agenda si completa poi con una parte introduttiva nella quale sono tra l’altro riportate alcune date importanti della storia dell’Arma, e succintamente descritti gli eventi ad esse correlati.

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