La Rai si “dimentica” dello spumante di Canelli

La Rai parlando del fenomeno-bollicine tricolori che, nell’ultimo quinquennio, ha fatto segnare una crescita esponenziale sbaragliando, sia a casa nostra sia all’estero, il più blasonato champagne, ha dimenticato Canelli, proprio mentre gli italiani si accingevano a stappare milioni di bottiglie di spumante.

“Petrolio, l’Italia sotto il cielo” è la trasmissione di Rai1 condotta da Duilio Giammaria, giornalista e inviato per molti anni in Medio Oriente a raccontare le tante guerre sbocciate in quello scacchiere, che mercoledì 28 dicembre, in prima serata, ha guardato lo Stivale dall’alto, focalizzando la macchina da presa su alcune delle molte eccellenze dello Stivale.

Tra queste fermo immagine, considerato il periodo, sul mondo dello spumante. D’obbligo nel giorno in cui Casa Bosca compie 186 anni, la più antica cantina vinicolo-spumantiera canellese patrimonio dell’Unesco rimasta interamente nelle mani della famiglia. Pia, Polina e Luigi sono la sesta generazione di una discendenza fondata da Luigi, nel 1831, che porta avanti il nome della maison.

Un giro d’Italia frizzante, hanno pensato gli spettatori davanti allo schermo. Le telecamere prima si sono fermate sulle colline del Prosecco, zoommando sulle aziende di due famosi produttori. Poi hanno stretto l’obiettivo sul Trento Doc, vitigni coltivati sui primi declivi delle montagne a ridosso del capoluogo entrando, infine, in una cantina dove lo “champagnista” era intento al rémuage e al degorgement à la volèe. Fine del filmato.

E le altre bollicine? Le ha citate Giammaria <dal Franciacorta ad altri spumanti metodo classico simbolo dell’eccellenza italiana enogica>.
Non una parola, senza essere campanilisti, su Alta Langa, men che meno sull’Asti. E le “cattedrali sotterranee” di Canelli Patrimonio dell’Umanità con i suoi spumanti d’alta classe? Dimenticate.

Come sono lontani i tempi in cui mamma Rai, alla quale ben presto si accodarono le tivù del Biscione e di altre emittenti private, entravano in cantina per le dirette di fine anno o a ridosso del Natale.
Oblìo? Carenza di strategie di marketing? Scarso appeal? Un “fare sistema” che arranca?
Il mercato comanda e la pubblicità segue il mercato, ca va sans dire.

Ci salveranno i calici di Asti a forma di albero di Natale? O l’Asti-Moscato Dry che i signori del Prosecco osteggiano? Lo sperano in tanti, soprattutto chi tra qualche giorno comincerà a potare i tralci in vigna. Patrimonio dell’Umanità-

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