Il dott. Stroppiana prende posizione sulla questione viabilità

Dott. MAURO STROPPIANAIl dott. Mauro Stroppiana, dopo aver assistito all’ultimo Consiglio comunale di Canelli che ha respinto la petizione di 2500 canellesi sulla viabilità, ha consegnato mercoledì 6 maggio al Consiglio Comunale la seguente lettera aperta sulla viabilità, precisando: «L’ho fatto perché, come cittadino, ritengo doveroso procedere ad ulteriori riflessioni su una questione che è di vitale importanza per la crescita della Città.»

Questo il testo della lettera: «Ho assistito al Consiglio comunale del 22 aprile scorso sulla viabilità canellese: non credo che chiudere la vicenda cestinando 2445 firme sia stata una soluzione utile alla Città.
Quelle firme non sono una lamentela, una difesa dello status quo o un plebiscito contro il sindaco e l’Amministrazione. Esprimono invece la voglia di essere ascoltati. Se io ricevessi tutte quelle firme, mi porrei delle domande, prima di affrettarmi a rispondere in maniera stizzita. Perché le firme si possono cestinare, i problemi no. Per questo vorrei che due mesi di impegno della gente non fossero buttati via.

E poi desidererei che non fosse nemmeno buttato via quanto di buono è venuto fuori dal Consiglio comunale. Chi ha assistito a quel dialogo tra sordi che è un Consiglio comunale si chiederà dove si trova il buono.

Il buono. Ma io ne ho visto tanto e provo a riassumerlo. Sono d’accordo col sindaco quando pensa ad una Città meno congestionata dal traffico, come so che ha ragione Canelli Viva, e le 2445 firme raccolte, ad affermare che la soluzione adottata oggi non ha assolutamente raggiunto gli obiettivi che si proponeva e altrettanto validi motivi li ha il M5S quando afferma che giustificare un danno certo oggi con la promessa del beneficio futuribile di una rotonda non stia in piedi. Tutte le posizioni, quindi, hanno qualcosa di ragionevole: il problema è che sono usate per farsi la guerra e non per cercare soluzioni comuni.

Proposta. Si chiedeva una proposta ed io non mi sottraggo al dovere di farla, provando a mettere insieme e concretizzare alcune idee emerse proprio a partire dai ragionamenti ascoltati in Consiglio. Non è la soluzione, ma un punto di partenza per dialogare, per tentare di discutere sui problemi e non tra schieramenti. Esprime il desiderio che a Canelli “si ragioni insieme” e non si vada avanti a colpi di muscoli e sgambetti. Che è poi quanto desiderano i firmatari.
Propongo un’idea: la chiusura permanente alle auto dello stretto passaggio tra piazza Aosta e via Alfieri, il ritorno al senso di marcia fisiologico in via XX Settembre e via D’Azeglio, l’istituzione di un percorso a velocità limitata dal Municipio, via Roma fino a piazza Aosta (ad es. limite 30 Km/h come in corso Dante ad Asti).
La parte della piazza Aosta verso via Alfieri rimarrebbe stabilmente “pedonalizzata”, senza bisogno di chiusure temporanee che disorientano e sono pericolose. Volendo abbellirla, si potrebbero eventualmente togliere cinque posti auto (davanti alla tabaccheria) e creare una piazzetta nella piazza. In questo modo ci sarebbe la possibilità di camminare senza interruzioni dall’isola pedonale di piazza Cavour fino a via Giuliani.

Il deflusso dal Centro verso la periferia tornerebbe come in passato per via D’Azeglio. A questo punto non sarebbero necessarie chiusure temporanee quotidiane. E se proprio si volessero fare, potrebbero partire dopo la chiusura dei negozi e solo durante il periodo estivo, quando il traffico è ridotto e allungare il percorso per raggiungere la Piazza non è un dramma.

Idee. Ma soprattutto suggerisco un cammino di idee sull’ammodernamento della viabilità in Città da svolgere in tre tappe: 1) Propongo con umiltà e fermezza alla gente di rifletterci e non di lamentarsi, suggerendo ulteriori proposte, e ai politici di ascoltare e non di difendersi dai cittadini. 2) Dopo aver riflettuto insieme senza pregiudizi, chiedo di “provare delle soluzioni” avvisando in tempo la cittadinanza. 3) Dopo averle provate, ritengo doveroso e non opzionale farne una verifica onesta e documentata.
Secondo me è così che si lavora, è così che si fa il bene di una Città. La nostra.»

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