SOS Donna: intervista al Centro antiviolenza L’Orecchio di Venere

Inizia il viaggio di SOS donna nelle strutture pubbliche astigiane per far comprendere come i servizi continuino a lavorare, al tempo del Coronavirus, per assicurare alle donne risposte immediate, all’altezza delle aspettative e dei bisogni, per sostenerle nel percorso di assistenza e uscita dalla violenza.

La prima intervista, strutturata su cinque domande, è con Elisa Chechile, alla guida del Centro provinciale antiviolenza L’Orecchio di Venere di Asti. Durante l’emergenza sanitaria il servizio, oltre a tenere attivi due posti letto segreti (in funzione giorno e notte, compresi i festivi), ha affittato un alloggio per dare accoglienza immediata alle donne, da sole o con figli minori.

Il Centro, che mantiene attivo nelle 24 ore il numero telefonico di emergenza 366.9287198, è collegato al 1522, numero nazionale gratuito antiviolenza e stalking.

Le interviste, a cura di Laura Nosenzo, costituiscono uno degli interventi contenuti nella seconda edizione del progetto SOS donna, ideato dall’Associazione culturale Agar e promosso, tra gli altri, dal Consiglio regionale attraverso la Consulta delle Elette.

Sul sito web sos-donna.it si possono consultare i numeri di telefono utili per mettersi in contatto con i vari servizi e conoscere i loro orari di apertura.

L’intervista sull’Orecchio di Venere

In un qualsiasi giorno di maggio, quando non sono ancora le dieci del mattino due donne si sono già rivolte all’Orecchio di Venere per chiedere aiuto.

Il telefono del Centro antiviolenza è sempre acceso, giorno e notte, per rispondere in qualsiasi momento alle richieste delle donne sottoposte al pericolo permanente del maltrattamento familiare, rischio ancora più accentuato dalla quarantena nazionale imposta dal Coronavirus che si è protratta fino a qualche giorno fa.

Elisa Chechile, la responsabile, ascolta, dà consigli, fissa l’appuntamento per il colloquio urgente negli spazi protetti della Croce Rossa di Asti dove L’Orecchio di Venere è nato nel 2009 come centro di ascolto e nel 2016 è stato accreditato dalla Regione Piemonte come unico Centro antiviolenza dell’Astigiano.

Scorriamo i dati. Dall’inizio del lockdown (9 marzo) avete ricevuto una trentina di telefonate da donne in difficoltà, undici sono venute in sede per incontrarvi, due sono state messe in protezione. In tre casi il partner che le ha maltrattate è stato denunciato per violenza domestica. Ma i numeri da soli non bastano a raccontare tutto ciò che fate per proteggere le vittime.

L’emergenza da Covid-19 ci ha costretti a cambiare il nostro modo di lavorare. I centri antiviolenza non hanno mai chiuso: agli inizi di marzo la Regione ha diffuso le linee guida per il loro funzionamento. Il nostro numero telefonico di emergenza (366.9287198) è rimasto attivo nelle 24 ore e il nostro sforzo per mettere le donne in protezione è stato enorme.

Oltre ai due letti segreti garantiti da sempre, giorno e notte compresi i festivi, proprio durante la pandemia, consapevoli dell’impatto che l’obbligo della convivenza forzata avrebbe determinato sulle vittime di violenza, abbiamo affittato un alloggio capiente per dare accoglienza immediata alle donne, da sole o con figli minori. Non è dovuto passare troppo tempo perché quelle stanze venissero occupate.

Alle donne rimaste a casa quale protezione assicurate?

Anche in questo caso nel nostro modo di operare c’è stato un prima e un dopo il lockdown.

Prima non telefonavamo mai alla donna con cui eravamo in contatto, preferendo che fosse lei a farlo con noi. Con la presenza fissa del suo maltrattante a casa, abbiamo adottato un’altra strategia: le inviamo un messaggio al cellulare con una semplice domanda, “come va oggi?”, ricevendo una sintetica risposta attraverso un’emoticon: faccina sorridente o triste a seconda di quel che accade quel giorno tra le pareti di casa. In questo modo monitoriamo la situazione e soprattutto facciamo sentire alla donna che non è sola.

Ci sono anche altre possibilità per rivolgersi a noi: lo Sportello Anna C., attivato dal Comune di Asti e collegato all’Orecchio di Venere, è raggiungibile telefonicamente al numero 348.2426119 (ogni martedì dalle 15 alle 18), mentre gli uomini maltrattanti che intendono sottoporsi al programma di recupero U.mano possono chiamare il 329.2106265. Infine a Monastero Bormida, negli spazi della Croce Rossa, resta attiva “La Stanza del tempo perduto”, sportello satellite dell’Orecchio di Venere che risponde al numero 0144.883227 e serve la zona Sud dell’Astigiano e i centri di confine dell’Alessandrino.

Tutti i servizi che offriamo sono gratuiti e gestiti da personale qualificato.

In base alle linee guida della Regione come funziona L’Orecchio di Venere e quali precauzioni sanitarie avete adottato contro il Covid-19?

Gli accessi alla sede di via Foscolo 7 sono stati contingentati e, per questo motivo, riceviamo le donne su appuntamento: prima c’erano due operatori, adesso uno, ma questo nulla toglie alla capacità di dare ascolto e protezione.

Fin dall’inizio della quarantena per le donne che, dopo il colloquio al Centro, sceglievano di rientrare al proprio domicilio abbiamo previsto, in accordo con le forze dell’ordine, una dichiarazione per certificare il motivo urgente che le aveva fatte uscire di casa. Questo per evitare di essere multate, soprattutto in fase di rientro all’abitazione, in caso di controllo.

Dal punto di vista sanitario, al Centro abbiamo adottato le stesse procedure di accoglienza attuate in Croce Rossa. La donna viene sottoposta al controllo della temperatura, trova all’ingresso mascherina e gel igienizzante per le mani e ambienti costantemente sanificati. Noi operatori indossiamo una visiera protettiva trasparente per consentirle di seguire il movimento delle labbra e comprende meglio quello che diciamo (e sono informazioni importanti per la sua sicurezza personale): una necessità soprattutto per le persone non udenti o straniere, che spesso non hanno dimestichezza con la nostra lingua.

Le limitazioni alla libertà individuale imposte dal virus che cosa hanno determinato per la donna vittima di maltrattamento in famiglia?

La donna ha perso l’illusione della libertà, la certezza di poter pensare: “In qualsiasi momento posso andare al Centro antiviolenza a chiedere un’informazione, un consiglio, un aiuto… Prendo la borsa e vado”. Con l’uomo in casa, per tante di loro il luogo della convivenza è diventato una prigione.

Per le donne separate costituisce un forte stress il momento in cui l’ex partner incontra i figli: anche senza entrare in casa la sua presenza fa riemergere ricordi brucianti e paure del passato.

Adesso che è scattata la ripartenza, ci aspettiamo di dover affrontare un numero molto alto di richieste di aiuto.

La situazione, con il virus, era e resterà complicata per le vittime di violenza. C’è un messaggio di speranza che vuole comunicare?

Il lockdown ci ha costretti a una dura prova, ma ci ha anche dato la possibilità di riflettere su di noi e su ciò che vorremmo. Alle donne vittime di violenza dico: avete avuto altro tempo per pensarci, può darsi che dalla quarantena usciate più consapevoli, pronte e con richieste più precise per affrontare e risolvere la vostra vicenda personale. Vi lasciamo questo messaggio, non fatelo cadere nel vuoto. Noi ci siamo e vi aspettiamo.

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