Michele Chiarlo, 70 anni di vino piemontese: dalla Barbera ai grandi cru

La cantina fondata da Michele Chiarlo, allora ventitreenne, nel 1956 a Calamandrana celebra un percorso che ha contribuito all’affermazione internazionale delle Langhe e del Monferrato. Oggi Stefano e Alberto Chiarlo raccolgono il testimone, tra tradizione, arte e nuove generazioni.

Settant’anni di storia, ricerca e promozione del territorio. La cantina festeggia nel 2026 un anniversario che coincide con una parte importante dell’evoluzione del vino piemontese. L’azienda ha accompagnato la crescita delle Langhe e del Monferrato sui mercati internazionali, puntando sulla qualità e sull’identità dei singoli vigneti.

Una storia iniziata con la Barbera d’Asti, all’epoca soprattutto vino della tradizione quotidiana, e proseguita con la valorizzazione delle denominazioni e dei grandi cru. Una visione che ha contribuito anche al percorso verso la nascita della Nizza DOCG.

Dalla Barbera ai grandi vigneti

Nel 1978 arrivano le prime selezioni di Barolo, Barbaresco e Barbera d’Asti. Negli anni successivi, l’azienda investe sulla qualità delle uve, introducendo pratiche come i diradamenti mirati, e rafforza la propria presenza sui mercati esteri, dal Nord America all’Asia.

La centralità del vigneto si consolida con due acquisizioni simboliche: Cerequio, nel 1988, e Cannubi, nel 1989, entrambi luoghi storici del Barolo. Nel 1995 l’attenzione si sposta anche sul Monferrato, con l’acquisizione della Tenuta La Court, destinata a diventare uno dei riferimenti del progetto legato alla Nizza DOCG.

Vino, arte e ospitalità

Nel tempo, il progetto aziendale si è allargato oltre la produzione, intrecciando vino, cultura e paesaggio. Nel 2003 nasce l’Art Park La Court, spazio d’arte contemporanea tra i vigneti di Castelnuovo Calcea. Nel 2011 apre Palás Cerequio, relais dedicato al Barolo e immerso nell’omonimo cru.

A ottobre 2024 viene inaugurato il Cannubi Path, percorso artistico firmato da Ugo Nespolo, pensato per avvicinare i visitatori al paesaggio vitato. Nel 2026, l’anniversario è celebrato anche con Cerequio30, progetto che ripercorre trent’anni di annate del Barolo Cerequio, mettendo in evidenza l’evoluzione del vino e il rapporto con il suo territorio d’origine.

La sfida della continuità

Oggi sono Stefano e Alberto Chiarlo a guidare l’azienda fondata dal padre, proseguendone il percorso e consolidando le relazioni con importatori, distributori e collaboratori che hanno accompagnato la crescita della cantina.

«Settant’anni rappresentano un traguardo importante, ma soprattutto la conferma di un rapporto sempre più profondo con i nostri vigneti», afferma Stefano Chiarlo. La sfida, spiega, è affrontare le nuove esigenze della viticoltura senza perdere le caratteristiche che rendono unici i territori piemontesi.

Alberto Chiarlo richiama invece il valore dell’apertura internazionale e della capacità di raccontare il vino anche attraverso arte, ospitalità e paesaggio, preservandone l’autenticità.

Intanto, una nuova generazione della famiglia comincia ad avvicinarsi all’attività aziendale: i figli di Stefano e Alberto stanno completando gli studi e maturando le prime esperienze professionali.

A settant’anni dalla fondazione, la storia di Michele Chiarlo si misura dunque con una doppia sfida: custodire l’eredità di una famiglia e continuare a interpretare un territorio in evoluzione. Con i vigneti piemontesi ancora al centro di un progetto che guarda alle prossime generazioni.

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