La nuova frontiera della lotta alla flavescenza della vite è il recovery

flavescenzaLa nuova frontiera della lotta alla flavescenza dorata è una parola inglese, recovery. Indica la capacità della vite di guarire da sola da questa brutta malattia che infesta da almeno 15 anni i vigneti dell’astigiano, dell’alessandrino e di parte del cuneese. Il recovery non è un sogno, è una realtà scientifica, certificata da ricercatori italiani e non, nel forum che l’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte ha voluto tenere a Costigliole d’Asti, grazie anche al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e di banca Alpi marittime.

flavescenza pubblico“Abbiamo voluto organizzare questo forum per discutere scientificamente di un problema che colpisce pesantemente la nostra viticoltura. Abbiamo voluto affrontare il tema da un altro punto di vista, quello della pianta e della sua capacità di lottare contro il fitoplasma”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero.

Davanti a 250 tecnici si sono susseguite per tutta la giornata le relazioni di ricercatori universitari, anche stranieri come il professore dell’università di Bordeaux Xavier Foissac, che hanno fatto il punto sulla capacità della vite di reagire alla flavescenza dorata.
“Il recovery è dimostrato scientificamente dai nostri studi ormai di oltre dieci anni”, spiega la professoressa Rita Musetti, dell’università di Udine. “Si tratta di un fenomeno che tocca in media il 30% delle viti che con la guarigione sviluppano una resistenza all’agente patogeno quattro volte superiore a quella di una pianta sana. Non siamo ancora in grado di indurre il recovery artificialmente, anche se ci stiamo studiando. Ma già la frequenza con cui avviene in natura è significativa e importante, in grado di far ripensare a come si conduce la lotta alla flavescenza dorata”.

Esperimenti condotti sugli albicocchi hanno dimostrato che materiale attinto da piante in recovery e trapiantato su altre piante ha trasmesso con il trapianto la resistenza alla malattia. La speranza è che questo possa valere anche per la vite. 
“Certo non siamo ancora a un nuovo sistema di lotta alla flavescenza dorata”, sottolinea l’assessore Ferrero, “ma queste ricerche aprono scenari nuovi che come Regione intendiamo seguire con attenzione”.
Una convinzione ribadita da Paola Gotta, coordinatrice della lotta alla flavescenza per il settore fitosanitario regionale: “Certo occorre continuare con i trattamenti, ma anche questi hanno bisogno della capacità dei viticoltori di fare squadra, in modo da arrivare anche alla riduzione della loro frequenza”.

Il forum è stato seguito con grande attenzione dalla platea di addetti ai lavori. “Finalmente dell’aria nuova”, commenta Filippo Mobrici, presidente del consorzio di tutela del Barbera d’Asti, “Finalmente grazie all’impegno della Regione ci vengono prospettate vie nuove che speriamo possano presto permetterci un nuovo approccio alla flavescenza dorata”.

Molto interessato al convegno anche un osservatore d’eccezione: Dominique Jarin, segretario generale aggiunto dell’Arev, l’associazione delle regioni europee vitivinicole, una realtà che vanta solidi legami con Bruxelles. “I consumatori europei ci chiedono meno chimica, il recovery potrebbe essere una soluzione che va in quel senso”, dice. Intanto ha portato al forum una buona notizia: la risposta della Commissione europea a una richiesta dell’Arev, in cui anche l’assessorato piemontese ha fatto la sua parte, per un impegno maggiore contro la flavescenza dorata.

La risposta è di qualche giorno fa, ed è positiva: la Commissione si dice non solo interessata, ma anche impegnata con risorse economiche ad aiutare la sconfitta della malattia.

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