Per non dimenticare: l’alluvione del 1926 a Canelli

ALLUVIONE 3Nella ricorrenza del ventesimo anniversario della catastrofica alluvione di sabato 5 novembre 1994 a Canelli e in valle Belbo, continua la serie di puntate dedicata alle alluvioni che, nel diciannovesimo secolo, si sono abbattute su Canelli.
Ancora una volta ci è di aiuto Franco Sconfienza che, dal suo museo sulle contadinerie locali, rispolvera le pagine del settimanale “Corriere di Canelli” (nato nel 1907, tipografia De Nonno e Gianotti) con la cronaca dell’alluvione del 1926.

ALLUVIONE 4Sabato 29 maggio 1926 il Corriere di Canelli usciva con un articolo “Ancora nella nostra sventura” che dettagliava l’alluvione del 16 maggio 1926, non tanto con i testi, quanto con tre evidenti fotografie dell’ottimo T. Rossi-Casé.
«La popolazione canellese è tuttora sotto l’incubo della grave sciagura che ha colpito buona parte dei cittadini colla perdita totale o parziale dei loro averi.
Enumerare i danni e le dolorose conseguenze non è facile cosa. Si consideri solo che le Industrie, i Negozi, gli Opifici sono tuttora intenti a togliere lo strato di oltre un metro di limo, che si è infiltrato ovunque, tutto avvoltolando, in una massa ingombrante e fastidiosa.

Come pure la campagna al piano è completamente devastata e si vede ancora lo stato melmoso che certamente rimarrà tale per un po’ di tempo. Chi non è stato qui sul luogo non può farsene una giusta idea di quanto qui è avvenuto, e di quali danni è stata causa la tremenda inondazione del 16 Maggio.
E appunto per darne visione crediamo opportuno pubblicare le seguenti fotografie eseguite però quando l’acqua era diminuita notevolmente.

Le fotografie vennero eseguite fra mille peripezie e con non pochi pericoli dall’ottimo fotografo Sig. T. Rossi- Casé, il quale gentilmente ci ha permesso la riproduzione».
A questo punto dell’articolo, segue la riproduzione di tre eloquenti e belle fotografie con le relative didascalie:
«Foto con parte di piazza Cavour e sbocco di via Alfieri:
a sinistra le case Robino e Surano coperte per circa un metro ed in fondo la cancellata del Municipio e la casa Poggio. A destra il monumento vespasiano, il mastodontico platano, il nuovo bar Torino, ed, in fondo, il portone della casa Saracco, ove è visibilissimo il segno ove era giunta l’acqua.
Foto di piazza Cavour e stradale sul corso Umberto verso il ponte sul Belbo: a sinistra il peso pubblico coperto a metà ed il caseggiato dei fratelli Saracco, più in là l’Alla col piazzale. A destra il viale di platani letteralmente coperto. In mezzo la stradale che pare il letto di un fiume.

Foto del Molino e caseggiati adiacenti: in questa fotografia si osserva il completo allagamento della stradale che conduce al Cimitero e, tutt’attorno, non è altro che l’invasione completa dell’acqua, dell’altezza di oltre un metro.
Le fotografie – continua l’articolo – sono un documento storico che varrà a rendere un’idea dell’avvenimento nelle lontane Americhe dove un forte nucleo di canellesi illustrano la nostra Patria e che vivono sempre a contatto delle liete e tristi circostanze del loro amato paese.

Varranno ancora per dire alle Autorità Politiche ed Amministrative tutta la nostra angoscia nel vedere distrutta l’opera alacre e sagace di un triennio di Amministrazione Fascista piena di entusiasmo e fervore; e dimostreranno la necessità imperiosa di soccorrere questo paese, di incoraggiarlo nelle sue enormi fatiche di ricostruzione che si addensano all’orizzonte e di venire in serio aiuto con provvidenze immediate e con fatti sinceri.

Sono stati distrutti dei milioni di ricchezze, in questa dolorosa circostanza, accumulati con un dolore immenso che, in certi casi, ha durato la vita di una intera famiglia; i più poveri sono sul lastrico e devono ricominciare il calvario.
Abbiamo l’animo pieno di fede nelle nostre forze e in quelle della Patria ricolma di folgore, ma non vogliamo essere dimenticati. Non vogliamo solamente essere compianti!»
Le foto sono di Arnaldo Bruno, notissimo appassionato di antiquariato.

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