“I Testimoni che non ci sono più” una riflessione nella Giornata della Memoria

Pubblichiamo la bella riflessione, del 27 gennaio, del Direttivo di Memoria Viva di Canelli, in occasione della “Giornata della memoria”, dal titolo “I Testimoni che non ci sono più” (18) in cui si ricordano Armando Bellotti e Pietro Rosso, Federico Scagliola, Giovanni Onesto, Carlo Saracco, Luciano Cordara, Aldo Adorno, Felice Aliberti, Giovanni Faccio, Piero Luvio, Giovanni Pasquali, Luigi Reggio, Sebastiano Tardito, Pierino Stroppiana, Battista Scaglione, Franco Ceste, Luigi Veggi, Masino Scaglione, scomparsi da qualche anno.

«L’atmosfera della Giornata della Memoria a Canelli è sempre stata carica dello spirito dei testimoni oculari di quegli eventi. Passo dopo passo gli anni ci hanno portato via la presenza fisica di tanti fra loro, ma non hanno cancellato il ricordo, le emozioni, le parole raccolte con passione nel libro Gli Ultimi Testimoni, di Gianna Menabreaz, e le immagini fissate per sempre negli archivi di Memoria Viva, che ha voluto conservarli come un patrimonio per tutti.

Ricordiamo ancora oggi con emozione il gennaio del 2006, quando per la prima volta la Giornata della Memoria è stata partecipata da tutta la Città, dopo che, per anni, la sola scuola media aveva prestato attenzione a questo momento. Avevamo radunato tutti i deportati e internati che eravamo riusciti a raggiungere, avevamo presentato il filmato delle loro interviste, erano poi saliti sul palco tutti insieme, attorniati dai ragazzi delle scuole che avevano organizzato uno spettacolo, presentandosi non come eroi, ma come testimoni.

E’ con questo spirito che quest’anno vogliamo ricordare, con l’aiuto della sua famiglia, Armando Bellotti, sempre presente da allora con la sua placchetta metallica da Internato, conservata gelosamente e poi finita sulla copertina del libro di Gianna. Con lui il pensiero corre all’ultimo testimone che è mancato ancor più recentemente, Pietro Rosso, capace di farti comprendere il valore della libertà e della giustizia come noi non sappiamo raccontare, perché non abbiamo provato che cosa voglia dire prigionia.

Con loro tornano in mente le parole di Federico Scagliola, salvato da un medico prigioniero come lui; Giovanni Onesto, portato via su un carro bestiame a provare l’orrore dell’umiliazione; Carlo Saracco, ancora vigile e combattivo che racconta la sua storia sotto gli occhi attenti e premurosi della moglie; Luciano Cordara, che aveva conosciuto il maresciallo Tito e un’odissea di stenti; Aldo Adorno, che avevamo conosciuto per la sua storia e per la capacità di raccontarla nei dettagli, poi diventata ben più nota nel libro Trentadue mesi, curato dalla nipote Silvia, col supporto della nostra Associazione.

E poi Felice Aliberti, internato tra Berlino e Dresda, al centro del sistema concentrazionario tedesco; Giovanni Faccio, “il bidello” delle elementari dei nostri tempi, lucido e determinato nel raccontare la sua storia; Piero Luvio, che ci raccontò la gioia per il sogno di veder realizzato un monumento in memoria di Deportati e Internati, che s’inaugurò ai Caffi; Giovanni Pasquali, signorile e disponibile a presenziare alle nostre iniziative come lo era stato sul lavoro, e Luigi Reggio, che sapeva stemperare con un sorriso il racconto delle sue tribolazioni.

Sebastiano Tardito non ha mai mancato a un’iniziativa di Memoria Viva, veniva in bici e parlava poco, ma sempre ci guardava con l’affetto di chi ha provato il dramma della Risiera di San Sabba; Pierino Stroppiana, catturato mentre era ancora minorenne e portato lontano, ma che non serbava mai rancore per i suoi carcerieri; Battista Scaglione, il suo affetto per i partigiani e il suo orgoglio per le scelte fatte; Franco Ceste, ancora offeso nel cuore per il torto subito della deportazione, ma mai vinto nei suoi ideali.

E anche i racconti di Luigi Veggi e del suo compagno nella sventura Ferruccio Gai, grande amico e sostenitore della causa di Memoria Viva, pronto a donare un po’ di memoria, non meno di quanto fosse stato sollecito per anni a donare il sangue. Masino Scaglione, ufficiale che seppe dire “no” ai nazi-fascisti, per anni animò la sezione ex Internati e tenne vivo il ricordo narrando con vivacità la sua vicenda in scritti preziosi.

Tante storie, tanti ricordi, tanto affetto da numerose famiglie che hanno sostenuto e sostengono la nostra Associazione come se fosse la loro creatura. Perché è un po’ così: senza di loro non ci saremmo neppure noi».

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