Caporalato e lavoro nero in agricoltura nel convegno CGIL ad Asti

Nel corso del convegno della Cgil, che si è svolto, giovedì 12 novembre, ad Asti, Giovanni Prezioso, segretario Cgil astigiana e Giancarlo Gariglio, direttore Slow Wine, hanno sottolineato che il caso del lavoro nero e del caporalato in agricoltura, verificatosi a Canelli nel periodo della vendemmia scorsa, non è l’unico caso registrato in Piemonte, come “il caporalato sia il cancro dell’agricoltura” e come il caso dello sfruttamento dell’intermediazione della manodopera, vada superato con l’istituzione di un registro dove domanda ed offerta della manodopera, consentano a braccianti agricoli, di ogni nazionalità, di iscriversi e le aziende possano attingere per le assunzioni.

Dal convegno è pure emersa la richiesta di un tavolo tecnico regionale con particolare attenzione al fatto che “la genuinità del vino non è solo più nel bicchiere, ma nel fatto che serve una filiera etica richiesta non solo dal sindacato ma dal mercato stesso”.

Ne è più che convinto anche l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero: “L’agricoltura in Piemonte con le sue 60mila aziende ed i suoi 33mila dipendenti, senza contare l’indotto, rappresenta una realtà di grande rilievo che non deve essere macchiata dal lavoro illegale e dallo sfruttamento dei lavoratori. Combattere il lavoro illegale è innanzitutto un problema di giustizia, ma è anche un problema di qualità del nostro prodotto, perché la macchia degli episodo di sfruttamento in agricoltura colpisce pesantemente l’immagine dei territori e delle stesse produzioni.

Anche un solo sfruttato costituisce un danno d’immagine che paga tutto un comparto. Le soluzioni si possono e si devono trovare tutti insieme, ad esempio, finanziando l’accoglienza così da non avere più dormitori di fortuna, ma luoghi dove poter controllare i contratti dei braccianti”.

Sul compito della filiera, l’assessore regionale al Lavoro Gianna Pentenero ha aggiunto “Non penso che siano necessarie nuove leggi, ma occorre usare al meglio le norme che abbiamo a disposizione. Abbiamo una delle migliori leggi sulla cooperazione, va applicata, senza far finta di nulla. Entro la prossima vendemmia, la prossima stagione agraria, dobbiamo trovare soluzioni concrete”.

A conclusione del convegno, organizzato dalla Camera del Lavoro di Asti e dalla Flai Piemonte, il segretario nazionale Cgil Susanna Camusso ha rimarcato come la legge in vigore sul fronte dei controlli e delle sanzioni, abbia un limite: “punisce solo il caporale. Basterebbe che si punissero anche gli imprenditori che si affidano ai caporali per avere risultati concreti.

Agli aumenti delle pene e delle sanzioni dovrebbero seguire i controlli, senza avere paura ad aprire le porte ai controllori”, non senza ricordare come “nel 2011 facemmo una lunga campagna dicendo che bisognava riportare nel codice penale italiano la dizione ‘caporalato’ che nel frattempo era scomparsa. Vuol dire che ce ne siamo accorti prima di molti altri”.

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