AGD: Il costo umano della vendemmia. La denuncia della Caritas albese

MONS MARCO BRUNETTI VESCOVO DI ALBA DAL 13 MARZO 2016L’altra vendemmia: il costo umano dietro il lavoro nei vigneti di Langhe e Roero. La denuncia della Caritas albese. L’invito del vescovo Brunetti: servono soluzioni strutturali e durature.
Oltre 6.000 lavoratori, 16 insediamenti di fortuna e 4.500 pasti distribuiti dalla mensa Caritas di via Pola. Sono alcuni dei numeri che descrivono la vendemmia 2026 nell’Albese, secondo il comunicato stampa diffuso dalla Caritas diocesana di Alba. Un bilancio che evidenzia le difficoltà di accoglienza e le violazioni dei diritti già segnalate durante l’inizio della vendemmia.
Un primo campanello di allarme era stato lanciato dalla Caritas a settembre, il direttore don Degiorgis aveva infatti ricevuto minacce indirette e dichiarato: “I caporali ci hanno intimato di non parlare più, o potremmo pentircene”.
La Caritas definisce quella appena conclusa una «vendemmia da record per le violazioni e le ingiustizie». Dietro la produzione vitivinicola di un territorio conosciuto a livello internazionale emergono infatti situazioni di irregolarità lavorative e sfruttamento. È questa «l’altra vendemmia»: quella vissuta da migliaia di persone spesso invisibili, ma indispensabili per il lavoro nei campi.
Nel 1947 nei Dialoghi con Leucò Pavese descriveva la vendemmia: «non è mica una festa. La festa si fa a cose fatte» Ci sono la corsa, le mani sui grappoli, le cassette da riempire e, la sera, una stanchezza tale che «si casca dal sonno». E proprio questa fatica, pur con altri mezzi e altri modi di lavorare, che i lavoratori vivono ancora oggi, senza il romanticismo di appartenenza ad una terra o di una ricompensa adeguata al temine della raccolta.
Oltre 6.000 lavoratori e 16 insediamenti di fortuna
La Caritas di Alba stima in oltre 6.000 le persone impegnate nella vendemmia 2026. Di queste, circa 3.000 sarebbero lavoratori stagionali, mentre gli altri svolgerebbero un’attività più stabile.
La raccolta, descritta come una delle più rapide e brevi degli ultimi anni, avrebbe messo sotto pressione i sistemi di organizzazione della manodopera e di accoglienza. Secondo il resoconto, nell’Albese sono stati individuati 16 insediamenti o rifugi di fortuna, un numero mai registrato in precedenza dalla Caritas. I lavoratori hanno trovato riparo in luoghi improvvisati, tra cui giardini, garage, seminterrati, sottopassi e spazi sotto i ponti. In alcuni casi si tratta di ambienti privi di servizi igienici, acqua potabile ed energia elettrica, con condizioni igieniche e abitative inadeguate.
La Caritas cita, tra gli esempi, circa venticinque lavoratori accampati nell’area del parco Tanaro e otto di via Pola. Per chi non trova altre soluzioni, il rischio è quello di ricorrere ad alloggi sovraffollati, con posti letto offerti a prezzi che possono raggiungere i 200-300 euro al mese.
La Caritas evidenzia inoltre un limite importante nella conoscenza del fenomeno: secondo la Caritas, ad Alba si osserva meno del 5% dei lavoratori che ogni giorno raccolgono l’uva nei vigneti. Delle condizioni di vita e di lavoro della maggior parte degli altri, si sa poco o nulla.
Lavoro irregolare e retribuzioni sotto i minimi
Tra le criticità riportate dalla Caritas e dal Vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, figurano anche il lavoro nero e grigio, le buste paga non corrispondenti alla realtà, le retribuzioni inferiori ai minimi sindacali e i mancati pagamenti. Si tratta di segnalazioni che, secondo la Caritas, richiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni e dei soggetti coinvolti nella filiera vitivinicola.
Il Vescovo di Alba Brunetti: «È stata una vendemmia da record per le violazioni e le ingiustizie che sono state segnalate. Lavoro nero, grigio, buste paga non corrispondenti al vero, retribuzioni inferiori ai minimi sindacali e anche mancati pagamenti, lunghi orari di lavoro, assenza di pause adeguate e anche assenza di giorni di riposo e tanti piccoli e grandi soprusi.»
«L’altra vendemmia» Sono alcune delle parole del Vescovo di Alba – Marco Brunetti.
Viene sollevata anche la questione dell’intermediazione della manodopera e dei rapporti con le aziende. Per la Caritas, gli appelli e i protocolli adottati prima della vendemmia non si sono rivelati sufficienti ad invertire la tendenza. La Caritas albese e il vescovo Brunetti rinnovano l’appello per rafforzare la vigilanza e favorire l’assunzione diretta dei lavoratori da parte delle aziende, con adeguate garanzie anche per l’alloggio.
La mensa Caritas distribuisce 4.500 pasti
L’aumento delle difficoltà si riflette anche sui servizi di assistenza. Durante la vendemmia 2026, la mensa Caritas di via Pola ha distribuito 4.500 pasti, rispetto ai circa 2.500 abituali.
C’è stato dunque un incremento delle richieste di accesso al dormitorio e degli interventi di accoglienza negli spazi gestiti dalla Caritas e in alcune parrocchie. Sono stati circa 2.000 gli accessi al servizio docce. La Caritas Albese ha provveduto anche alla custodia dei bagagli e alla distribuzione di coperte e abbigliamento, compreso quello da lavoro.
Questi dati restituiscono la dimensione dell’impegno svolto quotidianamente da volontari e collaboratori per rispondere ai bisogni essenziali delle persone che arrivano nell’Albese per la raccolta dell’uva.
L’assistenza, tuttavia, non può sostituire interventi strutturali sulle condizioni abitative e lavorative. È questo uno dei punti del messaggio: garantire un pasto e un riparo è indispensabile, ma occorre anche prevenire le situazioni che costringono le persone a vivere in condizioni precarie.
Il vescovo Marco Brunetti: «Servono soluzioni strutturali e durature»,
Il vescovo invita tutte le realtà coinvolte nell’accoglienza a farsi carico del problema e sottolinea che non è sufficiente affrontare la questione in termini emergenziali. L’obiettivo, afferma, deve essere individuare soluzioni strutturali e durature, affinché la prossima vendemmia non riproponga lo stesso fenomeno.
Brunetti ha inoltre ringraziato volontari e collaboratori della Caritas per il servizio svolto a favore delle persone in cerca di un alloggio sicuro e di un pasto caldo. Allo stesso tempo, ha rivolto un appello alle istituzioni civili e sociali affinché collaborino per superare una situazione che giudica inaccettabile per un territorio economicamente benestante.
Più controlli e responsabilità condivise
Tra le richieste avanzate dalla Caritas c’è anche quella di rafforzare i controlli nei vigneti, negli alloggi e nei luoghi da cui ogni giorno partono i lavoratori diretti ai campi.
La questione riguarda anche l’immagine del territorio. L’Albese, sottolinea la Caritas, è conosciuto a livello internazionale e può contare su un prestigio costruito negli anni. Questo riconoscimento dovrebbe accompagnarsi ad un impegno altrettanto concreto per la dignità delle persone che contribuiscono alla produzione vitivinicola.
L’altra vendemmia, una sfida che riguarda tutto il territorio
Il bilancio della Caritas di Alba riporta al centro una questione che non si esaurisce con la fine della raccolta: le condizioni di vita e di lavoro delle persone impiegate nella vendemmia, in un territorio benestante e legato all’UNESCO attraverso ben due riconoscimenti, non può tollerare, secondo Mons. Brunetti, tali criticità legate alle violazioni dei diritti umani.
La vendemmia non può essere valutata soltanto in base ai tempi della raccolta e ai risultati produttivi. Deve essere misurata anche sulla capacità di garantire condizioni di lavoro regolari, alloggi dignitosi e rispetto dei diritti.
È da qui che, secondo la Caritas, passa la responsabilità di un territorio che vuole coniugare sviluppo e dignità umana.

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