«Amare può essere assurdità, ma è luce». Presentato il libro di lettere di Ungaretti a Bruna

La storia d’amore di cinquant’anni fa fra Giuseppe Ungaretti e la giovane poetessa italo-brasiliana Bruna Bianco, è emersa in questi giorni, in occasione della pubblicazione del libro che contiene le quasi 400 lettere scritte dal poeta alla sua amata, tra il ’66 e il ‘69.

A Canelli, la raccolta epistolare “Giuseppe Ungaretti – lettere a Bruna” (edita da Mondadori) è stata presentata, sabato 30 settembre, nella biblioteca civica G. Monticone di Canelli e poi in una festa privata.

Sono intervenuti la protagonista Bruna Bianco, che dopo 50 anni, una carriera da avvocato di fama, una famiglia con tre figli e nipoti, ha deciso di rendere pubbliche le lettere, e il professor Giancarlo Tonani, apprezzato studioso di letteratura italiana che ha fornito la cifra interpretativa per cogliere e apprezzare la tragica allegria che attraversa la scrittura di Ungaretti, anche negli scambi epistolari che hanno dato nuova linfa alla sua ispirazione e creatività.

Le lettrici Mariangela Parone, Pia Bosca, Elena Capra, Annamaria Tosti e Cristina Barisone hanno dato vita alla voce di Ungà, ai suoi pensieri e commenti su giovinezza e vecchiaia e alle sue impressioni sulla forza dell’amore e della poesia, che hanno emozionato e coinvolto l’attento pubblico.

Per l’occasione il pubblico ha potuto accedere ad una raccolta di immagini di Ungaretti a Canelli nel 1968: in municipio, in visita da Riccadonna, con le famiglie Bianco e Conti.

La famiglia Bianco ha infatti messo a disposizione le foto e i ricordi di famiglia, collaborando con il consiglio di Biblioteca che ha, con questo evento, inaugurato la nuova stagione di appuntamenti e incontri con gli autori.

I pannelli, con fotografie e articoli d’epoca scovati per l’occasione, sono opera di Ornella Domanda e resteranno in dotazione alla Biblioteca, che li metterà a disposizione dei visitatori.

«Amare può essere assurdità, ma è luce» aveva scritto Ungaretti.
Nell’estate 1966, il quasi ottantenne Giuseppe Ungaretti si trovava in Brasile per una serie di conferenze.

Una giovane di origine canellese, Bruna Bianco, gli consegnò alcune sue poesie. Ebbe inizio così una travolgente storia d’amore che sarà contrassegnata da un fittissimo scambio epistolare. Circa 400 lettere di Ungaretti, che la destinataria ha custodito per cinquant’anni insieme ai suoi regali e che ora ha reso pubbliche.

L’amore, inaspettato anche per la forte differenza anagrafica tra i due e per la tarda età del poeta, riaccese in lui la voglia di esprimere pienamente la sua ispirazione poetica.

Nel dialogo epistolare con l’amata Bruna, Ungaretti espresse i suoi pensieri, le sue aspettative e le sue delusioni. In esse commentava quadri, mostre e letture, interpellava la giovane poetessa su sue prove poetiche e di traduzione e a sua volta le dava dei consigli.

Consapevole che il suo amare è una «smisurata demenza», affrontava nelle sue lettere temi universali: a partire dal rapporto tra amore e morte, giovinezza e vecchiaia e la forza eternatrice dell’amore e della poesia.

Nel 1968 Ungaretti e Bruna Bianco furono più volte a Canelli e quegli eventi furono immortalati in suggestive fotografie.

La presentazione del libro nella Biblioteca Civica G. Monticone di Canelli è stata l’occasione per ‘reincontrare’ il grande poeta anche attraverso immagini e documenti della sua singolare presenza a Canelli.

L’origine canellese della famiglia di Bruna, nata a Cossano Belbo nel 1940 ed emigrata in Brasile nel ’56, era stata il motivo dei soggiorni di Ungaretti nella città dello spumante.

Nel 1968, vi trascorse diversi periodi. «A marzo, fummo ospiti dei miei cugini – racconta Bruna Bianco. In quei giorni, visitammo l’Arazzeria Scassa, ad Asti, dove il pittore Corrado Cagli, grande amico di Ungà, era impegnato nella realizzazione di alcuni arazzi. A Canelli fummo ricevuti dal Consiglio comunale.»

L’amore tra l’ottantenne Ungaretti e la ventottenne Bruna, non suscitò né avversione né scandalo nel piccolo centro di provincia, ma fu festeggiato con numerosi brindisi. Il 30 settembre di quello stesso anno, Bruna e Ungà ritornarono a Canelli in occasione della nascita del figlio della cugina Gabriella, Andrea, che divenne figlioccio della coppia.

Bruna e il poeta, all’epoca, stavano progettando le loro nozze. «Ungà ci teneva che io continuassi a vivere nel benessere che mi avevano assicurato i miei genitori, e cercava di stabilire nuovi vincoli che rinsaldassero la nostra unione.

Allora non mi mancavano i corteggiatori ma non trovavo l’uomo giusto, che fu ed è Ungà.
Ero la sua regina. Generoso, il mio uomo poeta, sceglieva per me i profumi, mi donava vestiti, gioielli. A Canelli, il mondo contadino e i suoi valori rappresentò per entrambi una scoperta.».

Bruna, alla stessa età di Ungaretti all’epoca, confessa ora: «Adesso posso dirlo con certezza: l’età in amore non conta, accetterei qualsiasi sfida, come lui allora. Questo è l’insegnamento che mi ha lasciato Ungà con le sue lettere destinate non più soltanto a me, ma a tutti».

Il rinfresco offerto da Michele Chiarlo è stato accompagnato dalla preziosa Riserva del Nonno offerta dalle cantine Bosca.
Le foto sono di Elena Branda, pubblicate su Facebook.

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